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Karina Chikitova, a 4 anni persa nella foresta per 11 giorni

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Karina Chikitova è una bambina che nel 2014, a soli 4 anni, si è persa nella foresta per 11 giorni ma è riuscita a sopravvivere anche all’aiuto del suo cagnolino.

Come moltissime notizie prese online, per questa ho dovuto consultare moltissime fonti per scoprire come sono andati realmente i fatti perchè ogni testata giornalistica dava nomi, luoghi e date diverse. Quasi tutti gli articoli in italiano poi davano un’età diversa della protagonista, e così sono dovuto risalire fino ai giornali locali.

Karina Chikitova

Un altro miracolo della natura, a dimostrazione che le vere bestie siamo noi umani e non orsi, lupi e cani. La piccola Karina Chikitova è sopravvissuta ben 11 giorni nella fitta foresta della steppa russa solo grazie al suo fidato cucciolo che le ha fatto compagnia, l’ha protetta ed è andato anche a cercare i soccorsi.

Tutto è iniziato il 29 luglio del 2014 quando Talina, la madre 22enne della piccola, è andata in giardino a chiamare Karina per il pranzo: la donna era solita lasciare la piccola nel cortile della loro casetta a giocare con il loro cucciolo di nome Naida.

Mamma e figlia abitano in una casetta isolata nei pressi del villaggio Olom, nella repubblica di Sakha, in Siberia, mentre il padre spesso alloggia in un villaggio poco lontano perché è un boscaiolo che lavora fino a tardi in quelle zone. Talina e Karina erano solite raggiungere l’uomo quando tagliava alberi più vicino a casa e oramai conoscevano gli esatti punti dei rifugi dei boscaioli nel raggio di qualche chilometro.

La scomparsa della piccola Karina

Quella mattina Talina non trovò più la bambina di soli 4 anni e non vide nemmeno il cane. Subito in mente le vennero due ipotesi: la prima era che la bambina fosse stata rapita, la seconda che qualche animale selvatico fosse uscito dalla boscaglia e l’avesse scambiata per una preda.

La donna chiamò le autorità che ci impiegarono mezza giornata a raggiungere la casa: una mezza buona notizia fu quella che la seconda ipotesi era improbabile perché non era stato trovato sangue nei pressi della casa, né vestiti strappati; restava la prima ipotesi che tutti al villaggio presero per buona: Karina era stata rapita da qualche malintenzionato.

La realtà era ancora diversa: come raccontò la piccola 11 giorni dopo, lei stessa si era addentrata nel bosco per andare a trovare suo papà, ma essendo lui in altre zone della regione lei si perse e non riuscì a tornare a casa.

Per capire come mai ci volle così tanto tempo a ritrovarla bisogna considerare che la zona dove vive la piccola Karina è lontanissima dalle grandi città: il popolo Yakut locale vive di caccia e allevamento delle renne e gli abitanti sono pochi e sparsi in molti villaggi.

Pensino la mamma della piccola non pensò ad una possibile fuga della piccola per andare a cercare suo padre e solo dopo 4 giorni si iniziò a perlustrare la fitta boscaglia.

Inoltre i pericoli di quella regione sono moltissimi, anche in estate, e le squadre di soccorso si sono limitate a perlustrare le zone più esterne della foresta perché per entrare nel fitto della boscaglia era necessario l’intervento di forze speciali equipaggiate contro gli orsi e i lupi che in quel periodo dell’anno abbondano nella zona.

Il ritrovamento

Il 9 agosto al villaggio dove soggiornava il padre di Karina si presentò Naida, il cucciolo che fino a quel momento aveva protetto la bambina e l’aveva riscaldata durante le fredde notti passate nel bosco.

Il soccorritore Afanasiy Nikolayev era proprio al villaggio per fare domande agli 8 abitanti del luogo e quando questi videro il cucciolo lo riconobbero subito.

In un primo momento si era temuto il peggio perché la bambina non era con lui, ma Naida aveva attirato la loro attenzione e si era rigettato nella boscaglia conducendo gli abitanti dritti a dove si era fermata la bambina a riposare.

Quando fu ritrovata, la piccola Karina Chikitova non aveva più le scarpe ai piedi, era emaciata, stanca e aveva sete, ma non aveva nemmeno un segno di aggressione da parte degli animali selvatici della tundra: il cane l’aveva protetta in tutto quel tempo ed era stato sempre con lei fino a quando non si era reso conto di conoscere la strada per il villaggio del padre.

Ricoverata nell’ospedale più vicino, la piccola aveva perso molto peso, ma si è ripresa in pochi giorni ed è potuta tornare a casa. Da allora la madre fa molta più attenzione a non lasciarla sola ed entrambi i genitori hanno deciso di recintare tutta la proprietà per evitare che la cosa si ripeta.

È impressionante quanto un cucciolo di cane possa essere fedele al proprio padrone e proprio in onore del piccolo eroe che ha protetto la sua padroncina la popolazione dei villaggi della zona ha deciso di erigere una statua che rappresenta Naidae Karina in ricordo della loro incredibile avventura.