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Bologna ghost tour alla scoperta delle sue torri e dei suoi misteri

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Bologna ghost tour

E’ giunto a Bologna il ghost tour di Emadion, nella terra risalente al I millennio a.c. La città divenne un importante centro urbano sotto gli Etruschi e i Celti, poi sotto i Romani poi ancora, nel Medioevo, come libero comune. Svolse un ruolo fondamentale durante il Risorgimento e durante la seconda guerra mondiale, come uno dei centri della Resistenza.

Le torri della città

Le due torri, situate nel centro della città, rappresentano il simbolo di Bologna: la Garisenda e la Torre degli Asinelli. La leggenda che lega la Torre degli Asinelli si erge su 90 metri d’altezza e si oppone alla verità storica in merito ai motivi della sua costruzione.

La storia riporta la sua creazione intorno al 1100 per opera della famiglia ghibellina degli Asinelli. Ma la leggenda che andremo a raccontarvi si differenzia, ricoprendo Bologna di mistero romantico questa volta.

La leggenda della Torre degli Asinelli

Molto tempo fa esisteva un contadino che lavorava duramente i suoi campi con l’aiuto di due asinelli robusti. I suoi denari non gli permettevano di vivere una vita agiata, ma il suo sogno era quello di diventare abbastanza ricco per lasciare tutto in dote al figlio.

Un giorno, durante il lavoro nei campi, gli asinelli iniziarono a mostrare segni di un comportamento irregolare, scalciando e scavando senza un apparente motivo. Il contadino si avvicinò ad essi per cercare di capire il motivo. Rimase sorpreso da ciò che trovò all’interno degli scavi. Scoprì un baule colmo di monete in oro e argento e altre pietre preziose.

L’uomo decise di rinominare tale tesoro “il tesoro degli asinelli”. Saggiamente decise di non raccontare a nessuno della scoperta, compresa la moglie. Con il trascorrere del tempo il suo tenore di vita migliorò, servendosi del denaro trovato con discrezione. Poco più tardi il figlio conobbe una ragazza appartenente ad una delle famiglie più importanti della città di Bologna.

Si innamorarono entrambi l’uno dell’altra, ma la famiglia di ella non avrebbe mai concesso loro il permesso per unirsi in matrimonio a causa della differenza sociale. La ragazza sprofondò in una depressione incalzante, tanto da costringere il figlio del contadino a presentarsi dinnanzi alla sua famiglia per chiedere la sua mano.

Il padre, con riluttante sarcasmo, rispose al giovane che l’unico modo per ottenere la mano della sua fanciulla sarebbe stato quello di ergere una torre dalle alte dimensioni. A tale ricatto, il contadino, decise di consegnare nelle mani del figlio il prezioso tesoro. In questo modo i lavori per la “Torre degli asinelli” cominciarono in breve tempo. I due innamorati ebbero la possibilità di vivere felici e contenti grazie al tesoro scovato dagli asinelli.

Misteri bianchi e benevoli? C’è chi sostiene che la torre fu edificata in una sola notte ad opera del Diavolo in persona.

La Torre Garisenda

Si narra che la torre sia parzialmente crollata durante la costruzione. La famiglia committente voleva che si attorcigliasse a spirale intorno alla vicina Asinelli, dove pare che il terreno abbia ceduto.

Enzo, re di Sardegna, venne catturato dai Bolognesi nella battaglia di Fossalta nel 1248. Rimase imprigionato nella torre fino alla morte avvenuta nel 1272. Si narra che il padre offrisse ai Bolognesi, per la libertà del figlio, una quantità d’oro sufficiente a circondare le mura della città. Anche i tedeschi alimentarono la storia sulla prigionia sostenendo che il re fosse incatenato con catene d’oro.

Venne riportato un tentativo di fuga con l’aiuto di un fornaio, o di un vinaio, all’interno di una gerla del pane. La fuga fu sventata da una donna al balcone. Ella vide una ciocca di capelli biondi svolazzare dal bordo del recipiente e allertò le guardie urlando.

Scappa! Scappa il Re!

Come ricompensa, il comune, le permise di assumere il nome nobiliare di “Scappi”, famiglia realmente esistita.

Virginia Galluzzi

Anche Bologna conserva la sua storia d’amore e di violenta fine, proprio come nell’opera di Shakespeare “Romeo e Giulietta”.

La vicenda si allaccia ai contrasti esistenti fra le fazioni dei Geremei (Guelfi) e dei Lambertazzi (Ghibellini). La famiglia Galluzzi viene ricordata come una delle più turbolente avverse ai ghibellini, come  i componenti della famiglia Carbonesi. Eppure Virginia Galluzzi e Alberto Carbonesi si innamorarono, sposandosi in gran segreto dalle rispettive famiglie in contrasto.

Il padre della sposa, venuto a conoscenza delle nozze, uccise Alberto trucidandolo a morte assieme ai suoi parenti. Virginia disperata si impiccò al balcone della casa dei Carbonesi.

Il portico di San Luca

Percorrendo il porticato che porta fino al santuario di San Luca a Bologna, si possono contare i numeri progressivi delle arcate dal 1 al 666. Un semplice e curioso caso che terminino proprio al numero del diabolico?

Si vocifera che il porticato rappresenti il Diavolo in forma di serpente, la cui testa viene schiacciata dalla Madonna, rappresentata dal santuario.

Il demone di Palazzo Bolognini Amorini Salina

Nella centrale via Santo Stefano, alle spalle della chiesa, sorge il palazzo Bolognini Amorini Salina. La costruzione è rossa, caratterizzata da portici. Sopra i capitelli della facciata si trovano delle teste sporgenti, ma soltanto una appare diversa dalle altre. Il demone raffigurato è un’opera quattrocentesca forse del Lombardi o, addirittura di Properzia de’ Rossi.

Ma cosa rappresenti resta tutt’oggi uno dei misteri più affascinanti e terrificanti della città di Bologna. Si sa però che tale disposizione dell’edificio avrebbe permesso di posizionare  il corpo di una vittima in un punto qualsiasi del lungo percorso senza essere notati.

Palazzo Tartagni

Situato in Strada Maggiore, all’angolo di piazza Aldrovandi, si trova il palazzo Tartagni. Anch’esso annovera delle sei chiavi di volta del portico, altrettanti mascheroni dall’aspetto satanico e spaventoso.
Casualità o correlazione con il numero 666? Bologna sembra piena di simboli e figure sataniche.

Il mascherone di Palazzo Malvasia

Per raggiunger il ghetto di Bologna è obbligatorio attraversare il voltone di palazzo Malvasia. Il mascherone che troviamo, a bocca spalancata, incute non poco timore specialmente al calar della sera.

In tempi passati da quelle stesse fauci scorrevano fiumi di vino, adibite a fontana. Sembrerebbe addirittura che in alcune occasioni importanti, la famiglia residente al palazzo, aprisse la fontana per annaffiare di vino il popolo.

Ma il rosso del vino non è forse riconducibile al colore del sangue?

Le frecce sul soffitto

Sempre in Strada Maggiore si troverebbero tre frecce conficcate nel soffitto all’altezza della Corte Isolani, al numero civico 19. Secondo alcuni visibili, secondo altri frutto di fantasia, è chiara per tutti però la sua leggenda.

Tre briganti volevano uccidere un signorotto bolognese e proprio nel momento in cui stavano per lanciare le frecce, videro una donzella nuda da una finestra. Secondo alcuni studiosi le frecce rappresentano il dominio della Chiesa, del partito e del senato massonico che nulla avrebbe a che fare con la perdita di concentrazione dei briganti.

La donzella era reale? Oppure no? …

Santo Stefano e i suoi misteri

Nella chiesa più affascinante di Bologna sono conservati alcuni segreti come la famosa pietra nera. Posta sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro, sembra che fosse così lucida da permettere alle donne di specchiarsi.

Successivamente all’incantesimo di un eremita la pietra continuò a fungere da specchio, ma riflettendo i peccati al posto della bellezza. Il divieto di avvicinarsi alla pietra nera la rese opaca, fino ad impedirle di ritornare alla sua lucentezza a specchio.

Verso il porticato si trovano alcune lapidi mortuarie, tra queste spuntano un paio di forbici incastonate, appartenute ad un sarto.

Il gallo in pietra invece ricorda l’episodio in cui Pietro rinnegò Gesù e il gallo cantò tre volte. Infine, il motivo a scacchi riconduce al concetto di dualismo tra negativo e positivo.