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Napoli ghost tour: il tour della Napoli misteriosa

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Napoli ghost tour

La bella Napoli ha un patrimonio artistico tutto da scoprire che ci fa immergere nella sua storia antica. La città però è avvolta anche da tanti misteri: dai suoi fantasmi alle sue raccapriccianti leggende, oggi voglio farti conoscere quello che puoi visitare in questa città con il mystery tour della Napoli misteriosa.

Il miracolo di San Gennaro

Il miracolo di San Gennaro consiste nella liquefazione del sangue del santo, conservato in un’ampolla. Tale miracolo accade tre volte l’anno nel Duomo di Napoli, dove sono conservati i resti di San Gennaro, patrono della città.

Le date del miracolo sono il 19 settembre, il 16 dicembre e il sabato precedente alla prima domenica di maggio. Il fenomeno durerebbe dal 1389, anno in cui è stato registrato per la prima volta.

Il mancato scioglimento del sangue viene visto dai fedeli come un segno di cattiva sorte. Non si è sciolto nel 1939 e 1940, ad esempio, all’inizio della II Guerra Mondiale.

E nemmeno nel settembre del 1943, durante l’occupazione nazista o nel 1973, data che coincide con l’epidemia di colera a Napoli o ancora nel 1980, anno del terremoto in Irpinia.

Il miracolo, dichiarato dalla Chiesa come “avvenimento prodigioso”, rappresenta protezione per i partenopei.

Il Museo della Cappella Sansevero con il Cristo Velato

La Cappella di Sansevero è piena di misteri e leggende.

Per cominciare sono presenti simboli esoterici, ma spiccano soprattutto due “macchine anatomiche” che rappresentano l’apparato circolatorio di una donna e di un uomo. I due modelli sono stati realizzati dal medico palermitano Giuseppe Salerno e rappresentano un grande mistero.

A tutt’oggi infatti non si sa come il medico sia riuscito a preservare in modo così perfetto il sistema artero-venoso dei due soggetti.

Le ipotesi per la sua realizzazione sono due: o l’iniezione nel corpo di due cadaveri di una sostanza speciale, probabilmente a base di mercurio, oppure una ricostruzione del sistema venoso tramite cera d’api e coloranti.

Ai piedi della “macchina” femminile erano presenti anche i resti di un feto con cordone ombelicale e placenta, rubati però qualche decennio fa.

La cappella però è forse più famosa per il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, scolpito nel 1753.

La statua rappresenta il corpo di Cristo coperto da un velo trasparente, il tutto realizzato da un solo blocco di marmo.

Il velo è talmente ben fatto che per molti anni la gente ha pensato che per il velo fosse stato usato un tessuto vero e proprio, poi pietrificato grazie a un processo di “marmorizzazione”.

Tuttavia, oggi sappiamo che il Cristo velato è solo opera della bravura dello scultore napoletano.

Il Cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle è stato per anni destinato al culto delle “anime pezzentelle”.

Il culto è cominciato dalla fine dell’800 ed è continuato fino al 1969, anno in cui la Chiesa l’ha vietato in quanto troppo simile ad alcuni rituali pagani.

Il cimitero si trova in una cava di tufo che conserva milioni di ossa, tutte rigorosamente anonime, conservate lì a partire dalla peste del 1656. In seguito vi sono stati sepolti anche coloro che non potevano permettersi un funerale e i morti a causa del colera (1836).

In seguito a un’inondazione, tutti i resti vennero trascinati fuori dalla cava finendo per le strade. Successivamente le ossa vennero riportate nelle cave e sistemate e da quel momento il luogo divenne l’ossario della città.

Nel 1872 il luogo fu aperto al culto e la gente cominciò ad adottare un teschio (detto capuzzella) adottando di conseguenza un’anima abbandonata, chiamata per questo “pezzentella”.

L’obiettivo era di prendersene cura e di pregare per il defunto anonimo per ricevere poi delle grazie una volta che questi fosse giunto in paradiso.

Il parroco Gaetano Barbati si occupò di sistemare tutte le ossa, mettendo i teschi sopra a pile di tibie e ossa lunghe, e si calcola che i resti tuttora conservati nel cimitero delle Fontanelle siano circa 40.000.

La chiesa vietò la pratica di adottare un’anima pezzentella, tuttavia è ancora possibile vedere teschi conservati in teche improvvisate, alcune recanti l’anno di “adozione”.

Nonostante il culto sia vietato, alcuni devoti sono soliti mettere sul teschio un piccolo oggetto, come una moneta o un braccialetto, in una sorta di nuova adozione.

Il teschio di Donna Concetta

Sempre al cimitero delle Fontanelle è legata un’altra leggenda, quella della “capa che suda”. Sono molti i fedeli a credere che il teschio di Donna Concetta trasudi una sostanza oleosa che macchia le mani di chi lo tocca.

Narra la leggenda che sia il sudore delle anime del purgatorio.

La leggenda del Capitano

La leggenda del Capitano narra invece che una giovane si recasse a pregare per l’anima “del Capitano”. Il fidanzato, geloso, un giorno si recò con lei e infilò una canna di bambù nell’orbita del teschio, deridendolo e invitandolo al loro matrimonio.

Il giorno del matrimonio dei due ragazzi, si presentò un uomo in divisa che nessuno conosceva. Quando lo sposo gli domandò chi fosse, questi gli disse che era stato proprio lui a invitarlo dopo averlo accecato.

Dopodiché sia gli sposi che gli invitati caddero morti.

La Napoli Sotterranea e il munaciello

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Sotto la città di Napoli esiste una Napoli sotterranea, costituita da cunicoli e labirinti scavati nel tufo.

Si stima che i primi scavi siano stati fatti circa 5.000 anni fa, poi continuati nel III secolo a.C. dai Greci per estrarre il tufo. In seguito Le cave vennero usate come sistema di acquedotto. Nel 1500 però le cisterne e gli acquedotti non bastavano più e il nobile napoletano Cesare Carmignano ne fece costruire di nuovi.

I vecchi pozzi rimasero così vuoti e oggi possono essere percorsi in un suggestivo tour turistico.

E proprio da questi pozzi nasce la leggenda del munaciello (il piccolo monaco). 

Il munaciello sarebbe uno spiritello dispettoso del folklore partenopeo, che a volte ruberebbe del denaro e a volte lo regalerebbe.

Questa leggenda nasce forse dalla figura del “pozzaro”, cioè colui che lavorava nelle cisterne che rifornivano d’acqua le case napoletane.

Il pozzaro indossava una tunica con un cappuccio che lo rendeva simile a un monaco e grazie al suo lavoro aveva accesso ad ogni casa. Quando qualcuno lo pagava poco, si dice che entrasse nella casa e rubasse ciò che gli spettava.

A volte, invece, lasciava dei soldi o dei gioielli (rubati) come regalo per le sue amanti. Quando i mariti chiedevano spiegazioni alle loro mogli per il nuovo anello indossato o per la nuova spilla, le donne rispondevano che era stato un regalo del munaciello.

Un’altra leggenda narra che il munaciello originale fosse il figlio di una nobildonna e di un uomo umile. I genitori di lei, scoperta la storia d’amore, la rinchiusero in un convento. La donna però era già incinta.

Dopo aver dato alla luce suo figlio, dal corpo minuto e dalla testa sproporzionatamente grande, consigliarono alla donna di farlo lavorare come pozzaro.

Il ragazzino indossava un mantello con cappuccio e a seconda del colore indossato, la gente pensava che portasse buoni o cattivi auspici.

Se il mantello era di colore rosso, allora era considerato un buon segno, mentre se indossava il mantello nero era considerato un cattivo segno.

Palazzo Donn’Anna – ombre e fantasmi di pescatori amanti

Nel quartiere Posillipo a picco sul mare, si trova il palazzo Donn’Anna, uno dei luoghi più belli e misteriosi di Napoli.

Secondo la leggenda, fra le sue stanze ci sarebbero ombre e fantasmi di pescatori, gli amanti di Donna Anna Carafa, sposa del viceré Ramiro Nuñez de Guzmàn duca di Medina de las Torres.

Si dice che la regina dopo aver passato notti di passione con i suoi amanti, li uccidesse scaraventandoli in mare.

Altre voci dicono che uno dei fantasmi presenti sia quello di Mercedes de las Torres, colpevole di aver baciato sul palco, durante una rappresentazione in una festa, il nobile Gaetano di Casapenna, amante di Anna Carafa.

Da quel giorno Mercedes sparì e di lei non si seppe più niente.

La tomba di Dracula

Napoli ghost tour

E cosa c’entra Dracula con Napoli? Bé, alcuni studiosi sostengono che Vlad Tepes III di Valacchia, che avrebbe ispirato il personaggio di Dracula, sarebbe sepolto a Napoli.

La data di morte di Vlad Tepes è sconosciuta, ma si pensa che sia stato ucciso in una battaglia contro i turchi, tra l’ottobre e il dicembre 1476.

Alcuni studiosi però, sostengono che abbia sì combattuto contro i turchi, ma che non sia morto e sia stato invece salvato dalla figlia e portato in Italia. Qui sarebbe morto e avrebbe trovato sepoltura nella chiesa di Santa Maria la Nova.

Non vi sono documenti scritti che provano questa teoria e, purtroppo, l’iter per poter esaminare il contenuto della tomba è molto lungo.

Castel dell’Ovo

La leggenda di questo castello sta proprio nel suo nome. Si racconta infatti che il poeta Virgilio avrebbe nascosto nelle segrete del castello un uovo incantato.

Lo avrebbe messo in una gabbia di ferro contenente una caraffa piena d’acqua con l’uovo immerso e avrebbe poi appeso la gabbia ad una trave di una stanza segreta.

Secondo la leggenda, finché l’uovo rimarrà intatto il castello e la città saranno protette.

Ad oggi l’uovo non è mai stato trovato.

Questo tour del mistero di Napoli finisce qui. Se conosci altri posti misteriosi di Napoli, scrivili nei commenti o inviami un’e-mail.