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Femme Fatale: 7 canzoni su donne oscure e assassine

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Femme Fatale

Femme Fatale: amanti, sorelle, amiche, possedute da demoni e ossessionate dall’amore. La donna straccia la prigione dello stereotipo che la vedeva come vittima o bella redentrice. Esistono canzoni per rendere la metamorfosi da gentil sesso a femme fatale?

1) One-Eyed Doll – Be My Friend

Femme Fatale? Partiamo in quarta con Be My Friend degli One-Eyed Doll, il duo goth punk che ha terrorizzato il Texas con le sue canzoni dal suond giocoso e i testi tutt’altro che innocenti. 

Un ragazzo carino ho incontrato,
Sulla bocca mi ha baciato,
Aveva davvero un buon sapore
Così a pezzi l’ho tagliato
E la sua carne ho cucinato

Il pezzo resta in testa con un motivetto alquanto divertente. Sempre che non dia fastidio ascoltare la storia di una graziosa fanciulla che, tra un omicidio e l’altro, compie qualche peccato di moda. Chi non vorrebbe un bel vestito con la pelle del sacerdote che ci accusa di atti sacrileghi?

2) Machigeriita – Rotten Girl, Grotesque Romance

Ragazza Marcia, Amore Grottesco: il titolo la dice lunga. Poteva mancare il tema della gelosia ossessiva? Machigeriita, in una sorta di electro-spooky, esplora i meandri un cuore innamorato e porta alle estreme conseguenze il dolore, spesso comune, del “perché la persona che amo preferisce qualcun altro all’infuori di me?”

Che bella questa ragazza!
Quanto ti piace, tesoro?
La ucciderò, togliendola di mezzo.

Miku Hatsune, il famigerato vocaloid che, come abbiamo visto altrove, fa da attrice nelle peggiori storielle partorite dal Sol Levante, impersona qui una vera e propria stalker, che quanto più vuole far bene al suo innamorato, tanto più lo terrorizza.

*Grazie per la traduzione a: Vocaloid Translator

3) Hannah Fury – Girls that Glitter love the Dark

Le ragazze che brillano amano il buio e possiedono piccoli, agrodolci cuori neri. Hannah Fury, tra le più importanti esponenti del Victorian Industrial, ci allieta con una traccia a metà tra la morbidezza della seta e il taglio di un coltello.

Splendere cancella tutte le brutture
Scintillare nasconde la malvagità
Rifulgere attutisce il baccano
Brillare copre l’oscurità

Immaginate una femme fatale alla Veronica Lake che, dopo il consueto crimine, rincasa e si riposa ascoltando questo pezzo al grammofono. Hannah Fury ci offre quasi un inno alle cattive ragazze, che amano e proteggono loro stesse, che amano e odiano l’amore, o forse lo idolatrano e per questo rimangono con la gola secca, assetate di nefandezza. Una parte malvagia che, come detto, viene occultata da pizzi, cipria e fulgide perle.

4) Ghost B.C. –  Ghuleh: Zombie Queen

Se le vostre orecchie sono attente alle novità che spuntano dal mondo metal, di sicuro conoscerete il fenomeno dei Ghost B.C. – la band di ragazzotti mascherati che da quattro anni a questa parte spopola nelle classifiche di tutto il mondo.

Dalla putrida fossa si leva spettrale, pallida
La regina si sta muovendo…

Sui Ghost B.C. ci sarebbe molto da dire. Dai gossip sulla vera identità dei membri della band, alle accuse di satanismo – inutili, peraltro, dato che i culti luciferini stanno al metal come i triangoli occulti alla maggior parte del pop. Trovate commerciali, si potrebbe insinuare. Con Zombie Queen, i Ghost improvvisano l’evocazione di una creatura infernale, un succubus, che viene proiettato sulla terra mediante la formula stregonesca Ghuleh, del tutto fittizia. Il pezzo è godibile, alquanto leggero, e lo stacco dal cantato piano al movimentato rende bene l’idea di una regina del male che spacca la sua lapide-prigione.

5) Sound Horizon – Stardust

Abbiamo visto che, in questi deliri d’amore, ci vanno sempre di mezzo i terzi incomodi. Ma una femme fatale dal cuore infranto può arrivare persino a eliminare l’uomo della sua vita, tanta la rabbia che cova nel suo petto. La favola di Stardust, vi dice niente?

QUALE UOMO NON VORREBBE LA MIA ATTENZIONE?
NELLA SINISTRA, UN BEL BOUQUET,
UN GIURAMENTO NELL’ALTRA MAN,
PRESA D’ISINTO NON POSSO PIÙ
FERMARMI DA ME STESSA!

Nella storia di Neil Gaiman, una stella, fatta donna, s’innamora e insieme al suo compagno dovrà fronteggiare diverse avventure, in perfetto stile magico. Nella rivisitazione dei Sound Horizon, che in questo sono veri maestri, la stella caduta, di inaudita bellezza, viene dapprima ricambiata e poi tradita. Un mazzo di rose, una pistola e la candida camicia dell’uomo si sporca di vermiglio. Per facilitare la comprensione della storia, di seguito una cover italiana degna di nota.

*VERSIONE ORIGINALE: QUI 

6) Theatres des Vampire – Carmilla

Come parlare di creature sovrannaturali e non citare Carmilla? La meno famosa collega del conte Dracula, uscita dalla penna di Sheridan Le Fanu e portata in musica dai nostrani Theatres des Vampire.

La vedi sotto l’ombra della luna,
In piedi accanto al tuo letto,
Nel suo abito bianco
Bagnata, dal mento ai piedi,
In una grande macchia scarlatta.

La voce graffiante di Sonya Scarlet, a metà tra il Gothic e il Symphonic Death Metal, rende alla perfezione il volto scavato e famelico della donna vampiro, che quasi si fa beffa delle sue diverse controparti al maschile.

 7) Sound Horizon – Ark

Come d’abitudine, chiudo con la canzone che preferisco. Tornano i Sound Horizon che, nel concept album Elysion, hanno avuto modo di testare i più diversi generi musicali e le più perturbanti tematiche. In Arkil setting è un manicomio, che ospita un soggetto chiamato dall’apparato medico Soror. La ragazza ha infatti assassinato suo fratello, credendo, in preda al delirio, di poter vivere in questo modo una vita felice in sua compagnia, una vita in paradiso.

Perché sei cambiato, se ci amavamo così tanto?
Trasformando le mie lacrime in un sorriso, mi avvicinai
Impugnando un coltello
Torniamo in paradiso, fratello mio.

L’unico modo per entrare nei tanto agognati Campi Elisi è usare il coltello che sfoggia la ragazza: l’Arca del titolo. Un amore proibito non può che risolversi nella morte e nella ricerca di un luogo altro dove abbandonarsi al proprio godimento, senza rimorsi. Ormai impazzita, Soror parla tra sé. Gli ascoltatori non sanno se la storia che racconta è vera, falsa, stravolta. Alla sua voce limpida, fanno da coro i referti medici, le annotazioni sul suo stato, i monitor confusi e vibranti.

Non ci sono avvertimenti di rilievo da fare. Sono canzoni di morte e di amore, di evocazioni e crudeltà che, all’ascolto, possono sembrare quantomai comuni. La Femme Fatale, che prende vita come “tipo” letterario nel lontano XIX secolo, è tutt’oggi interpretata in maniera diversa. A volte, come simbolo di un’oscura emancipazione, altre come puro strumento di fantasia. Che le donne, però, anche in ambito orrifico, meritino un’attenzione in più non lo si potrà negare. Infine, consiglio vivamente di ascoltare, se non lo avete già fatto, Stardust e Ark, che vantano un testo di tutto rilievo. Malgrado l’ambiguità e l’inquietudine delle storie, sono piccole chicche fin troppo sconosciute.

Per 7 CANZONI SU BAMBOLE MALEDETTE: QUI

Silvia Tortiglione