Home serial killer serial killer donne Amelia Dyer – la balia assassina

Amelia Dyer – la balia assassina

324
0
CONDIVIDI

Amelia Dyer nacque nel 1837 e fu una delle più prolifiche seria killer dell’Inghilterra vittoriana, tanto da meritarsi il soprannome di “Jill la squartatrice”. Venne processata e impiccata per un omicidio, ma si calcola che abbia ucciso più di 400 bambini.

Biografia

Amelia nacque in una famiglia benestante, aveva 4 fratelli e suo padre era un fabbricante di scarpe. La madre, dopo aver contratto il tifo, ebbe dei problemi psicologici e Amelia se ne prese cura fino alla sua morte, nel 1848. Dieci anni più tardi anche il padre morì.

Amelia nel 1961 si sposò con un uomo di 59 anni e studiò per diventare infermiera. Grazie alla sua amicizia con una ostetrica trovò un altro modo per guadagnare soldi, cioè accettare in affidamento figli illegittimi che poi avrebbe messo in adozione.

A quel tempo avere un figlio illegittimo era una vergogna e il governo in quegli anni aveva esonerato i padri di figli illegittimi (nati cioè fuori dal matrimonio) a contribuire al loro mantenimento.

Le giovani donne che rimanevano incinta dunque dovevano liberarsene e li davano in affidamento pagando delle persone apposite che avrebbero fatto adottare i figli. Molte persone si specializzarono in questo business, accogliendo le giovani donne e assistendole fino al momento del parto.

Questo poteva rivelarsi molto redditizio nel caso in cui la donna fosse stata la figlia di gente benestante che voleva tenere il parto segreto.

In quel caso sarebbero stati disposti a pagare somme molto alte per mantenere il buon nome della famiglia e insabbiare tutto.

Successivamente Amelia ebbe una figlia, Ellen, e quando il marito morì nel 1869 Amelia aveva bisogno di soldi per poter crescere la bambina.

Omicidi

Cominciò quindi a non prendersi cura dei bambini che le venivano affidati, facendoli morire di fame o sedandoli con oppio fino a farli morire.

In questo modo intascava i soldi e si liberava del bambino. Le madri naturali raramente verificavano che il bambino stesse bene e la polizia di solito classificava queste morti come “debolezza del bambino sin dalla nascita”.

Nel 1872 Amelia si risposò ed ebbe due bambini e cominciò ad andare oltre con i suoi omicidi.

Se prima non si curava dei bambini e li faceva morire di fame, ora aveva cominciato ad ucciderli subito dopo avere ricevuto il pagamento.

Per molto tempo riuscì a non attirare i sospetti della polizia, ma un giorno un medico si insospettì per le molte morti che avvenivano in casa sua e avvertì la polizia. Non venne arrestata, ma condannata a 6 mesi di lavori forzati per “negligenza”, che però segnarono la sua psiche.

Tentò il suicidio varie volte e ogni volta si faceva internare nei manicomi, guarda caso proprio nei periodi in cui per lei era meglio sparire dalla circolazione.

Avendo lavorato come infermiera nei manicomi sapeva esattamente come comportarsi per poter evitare trattamenti pesanti.

Quando usciva continuava gli omicidi, accettando in cura i bambini e poi strangolandoli e gettando i loro corpi nel Tamigi.

Scoperta dei corpi e arresto

Purtroppo per lei però il 30 marzo 1896 uno dei corpi venne ripescato e sulla carta usata per avvolgere il piccolo corpicino erano ancora leggibili un nome e un indirizzo.

Questo portò le forze dell’ordine da Amelia ma ancora non avevano prove per poterla incriminare.

La misero quindi sotto controllo e poi usarono una giovane donna come esca, fingendo che fosse una cliente. Una volta organizzato il tutto, all’appuntamento invece di presentarsi la ragazza si presentò la polizia che perquisì la casa.

Venne ritrovato il nastro bianco con cui strangolava i bambini, le lettere delle madri che chiedevano notizie dei loro piccoli e ricevute del banco dei pegni dove aveva impegnato tutti i vestitini delle povere creature.

Venne quindi arrestata e impiccata. La polizia calcolò che avesse ucciso almeno 400 bambini e in seguito alla vicenda le leggi sulle adozioni vennero cambiate.