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Alexander Pichushkin, il killer della scacchiera

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Alexander Pichushkin, detto anche Sasha, è un serial killer russo accusato di avere ucciso dalle 49 alle 60 persone. E’ conosciuto come il killer della scacchiera.

Vita di Alexander Pichuskin

Sasha ebbe un’infanzia piuttosto tranquilla e fu un ragazzino sociale e tranquillo fino a quando ebbe un incidente.

Un giorno cadde da un’altalena e venne colpito in fronte dal seggiolino che tornava indietro. Da quel giorno divenne più aggressivo e gli esperti ritennero che la corteccia frontale era stata danneggiata.

Questo produsse una scarsa regolazione degli impulsi e la tendenza a sviluppare un carattere aggressivo. Sasha infatti divenne più ostile e impulsivo, tanto che la madre decise di toglierlo dalla scuola normale e portarlo in una per bambini con problemi di apprendimento.

In seguito al trasferimento gli amichetti di Sasha cominciarono a tormentarlo chiamandolo “il ritardato”, non facendo altro che aumentare la sua ostilità.

Durante l’adolescenza la nonna materna riconobbe la grande intelligenza di Sasha sentendo che non era valorizzata: la scuola che frequentava cercava di risolvere le disabilità ma non premiava i progressi.

La vita coi nonni

I nonni decisero quindi di prendersi cura di lui e Sasha andò a vivere con loro. Lì imparò a giocare a scacchi, gioco che divenne la sua passione, e diventò talmente bravo da giocare nelle partite pubbliche nel Parco Bitsa.

Negli scacchi Sasha trovò un canale di sfogo per la sua rabbia, diventando un giocatore eccellente.

Quando suo nonno morì Sasha ne fu devastato. Tornò a vivere con la madre e cominciò a bere grandi quantità di alcool per lenire il dolore della sua perdita. Continuò a giocare a scacchi, ma in questo periodo cominciò anche un nuovo e sinistro hobby.

Quando sapeva di dover incontrare dei bambini, portava con sé una videocamera e li minacciava.

In un filmato reso pubblico si vede Sasha afferrare un bambino per una gamba e tenerlo a testa in giù, minacciandolo di buttarlo da un palazzo per ucciderlo.

Guardava i suoi filmati in continuazione per riaffermare il suo potere, ma nel 1992 questo non era più sufficiente a soddisfare i suoi impulsi.

Gli omicidi

alexander pichushkin telecamera di sorveglianzaIl suo primo omicidio lo compì nel 1992, all’età di diciotto anni, mentre era ancora uno studente. I media all’epoca del suo arresto dissero che voleva competere con un altro serial killer russo attivo all’epoca, Andrei Chikatilo che aveva ucciso 53 persone.

Sasha confessò in seguito di volerne uccidere 64, una per ogni casella della scacchiera, salvo poi ritrattare dicendo che se non fosse stato fermato avrebbe continuato ad uccidere.

Le vittime principali di Sasha erano senzatetto anziani che attirava con la promessa di vodka gratis. Dopo aver bevuto con loro li uccideva colpendoli alla testa con un martello.

La sua firma era quella di spingere la bottiglia di vodka dalla quale avevano bevuto nella ferita provocata al cranio.

Gli anziani tuttavia non erano i suoi unici obiettivi, infatti uccise anche giovani uomini, ragazze e bambini. Di solito li sorprendeva alle spalle.

Il suo ultimo omicidio fu quello di Marina Moskalyova nel 2006. Quando il suo corpo venne rinvenuto in un parco, con la bottiglia infilata nella ferita, venne trovato in una delle tasche un biglietto della metro.

Vennero quindi controllate le videocamere di sorveglianza che l’avevano ripresa in compagnia di Sasha.

Arresto

Venne arrestato il 16 giugno 2006.

Dopo il suo arresto dichiarò che uccidere lo faceva sentire come un dio, dato che poteva decidere se la sua vittima avesse dovuto vivere o morire.

Disse inoltre

Per me la vita senza uccidere sarebbe come una vita senza cibo per voi. Mi sentivo come il padre di queste persone dato che ero io ad aprire per loro la porta di un altro mondo.

Le perizie psichiatriche dimostrarono che era perfettamente in grado di intendere e di volere, ma che soffriva del disturbo antisociale della personalità e del disturbo narcisistico della personalità che lo rendevano uno psicopatico.

Venne processato per 49 omicidi e 3 tentati omicidi e venne condannato all’ergastolo, con i primi 15 anni da passare in isolamento.