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Anatoly Slivko, il killer che filmava i suoi omicidi

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Anatoly Slivko è stato un serial killer russo che uccise sette ragazzini dai 7 ai 17 anni. Filmava le sue vittime, da quando le impiccava a quando le smembrava.

Anatoly Slivko

Anatoly nacque nel 1938 nell’Unione Sovietica. Da piccolo soffriva di insonnia, mangiava poco ed era debole.

Si vergognava del proprio aspetto e per questo evitava di stare con i coetanei e rimaneva spesso isolato.

Durante l’adolescenza si considerava impotente, nonostante ciò conobbe Lyudmila sul posto di lavoro. I due si sposarono, senza avere mai avuto rapporti sessuali prematrimoniali.

Come racconterà in seguito Anatoly, durante la loro vita matrimoniale, durata 17 anni, ebbero al massimo una decina di rapporti. Nonostante ciò ebbero due figli.

L’incidente che scatenò le fantasie

Nel 1961, all’età di 23 anni, Anatoly assistette ad un terribile incidente di transito in cui morì un adolescente che indossava l’uniforme degli Young Pioneers (l’equivalente russo degli scout).

Per qualche motivo questa scena eccitò sessualmente Anatoly che ricordò quell’incidente per tutta la vita in ogni minimo dettaglio: lì ricorda di avere provato per la prima volta attrazione per i ragazzi.

C’erano molto sangue e benzina sull’asfalto e ne ricordava l’odore. Poi il fuoco, e il desiderio di far del male ad un ragazzino come quello morto nell’incidente.

Per allontanare quelle sensazioni da lui era dovuto andare lontano da quel luogo ma circa sei mesi dopo quell’eccitazione tornò.

Fu proprio il ricordo dell’eccitazione provata durante l’incidente che spinse Anatoly ad uccidere bambini e adolescenti. Trovare le vittime non era un problema in quanto era il capo di un club di ragazzi chiamato Chergid, simile agli scout, per il quale organizzava escursioni.

Gli esperimenti

Cercava di fare amicizia con dei ragazzini, preferibilmente fra i 13 e i 17 anni.

Poi, dopo essersi guadagnato la loro fiducia, gli proponeva un esperimento: avrebbe allungato loro i muscoli della schiena grazie a un procedimento di soffocamento guidato, tramite impiccagione. Prometteva poi di farli rinvenire, curati.

Il primo esperimento fu nel 1964 quando impiccò un ragazzino per poi masturbarsi sopra il suo corpo dopo averlo fatto svenire. Quando si riprese, il bambino non ricordava più nulla e pensava che l’esperimento dei muscoli fosse avvenuto con successo.

Lui fu uno dei fortunati che si salvarono.

Gli omicidi e i video

Anatoly Slivko
Nel giugno 1964 commise il suo primo omicidio, quello del quindicenne Nikolai Dobryshev.

Aveva sentito che Anatoly stava facendo degli esperimenti per provare i limiti degli esseri umani, e volle partecipare. Dopo essere stato impiccato, Nikolai morì soffocato nonostante il tentativo di Anatoly di farlo rinvenire.

Non riuscendo a riviverlo decise di smembrare il suo corpo e di bruciarlo, poi distrusse le foto che gli aveva scattato. Come dichiarerà dopo essere stato arrestato, il suo primo omicidio fu un incidente.

La sua seconda vittima, Aleksei Kovalenko, morì nel maggio dell’anno successivo. Tornerà ad uccidere ancora nel 1973 e lo farà fino al 1985 quando uccise la sua ultima vittima, il tredicenne Sergei Pavlov.

Sergei era sparito dopo aver detto ad un vicino che stava per incontrare Anatoly Slivko, capo del Chergid.

Anatoly impiccava le vittime che, pensando ad un esperimento, non opponevano resistenza poi mentre erano svenuti metteva i loro corpi in posizioni per lui eccitanti e si masturbava, filmando il tutto.

Successivamente li faceva rinvenire e li rimandava a casa. Alcuni però non furono così fortunati e dopo essere stati soffocati venivano mutilati.

In particolare segava loro piedi e gambe, bruciava i loro piedi, si masturbava sui cadaveri e poi si disfaceva del corpo, tenendo le loro scarpe come souvenir.

Arresto

slivko_016Dopo la sparizione della sua ultima vittima, la polizia cominciò a indagare sulle attività del club di Anatoly.

Nonostante ciò non trovarono niente di sospetto e le attività da lui svolte erano perfettamente legali. Alcuni dei ragazzini del gruppo, interrogati, dicevano semplicemente di aver partecipato ad alcuni esperimenti e di avere avuto una perdita temporale della memoria.

Un giorno la polizia trovò un’entrata nascosta nel campo del gruppo. Una volta entrati trovarono una camera oscura usata per sviluppare le foto che Anatoly scattava alle sue vittime piena di attrezzi.

Corde, coltelli, seghetti e asce. Questi arnesi insieme alle foto e ai video ritrovati portarono all’arresto di Anatoly, fino ad allora considerato un buon padre di famiglia e uno stimato membro della comunità.

Anatoly venne arrestato nel dicembre 1985 con l’accusa di sette omicidi, abusi sessuali e necrofilia. Nei mesi seguenti l’uomo disse agli inquirenti dove aveva nascosti i corpi delle sue vittime e nello stesso anno venne condannato a morte.

Mentre era in carcere la polizia gli chiese aiuto per trovare un altro killer che stava terrorizzando la Russia, il mostro di Rostov (Andrei Chikatilo), ma i suoi consigli non portarono a nessuna svolta.

Venne giustizianto il 16 settembre 1989.