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Sergej Ryakhovsky, l’ippopotamo

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Sergej Vasilyevich Rjakhovskij è stato un assassino seriale e un necrofilo russo, conosciuto come lo Squartatore di Balasicha o anche come L’Ippopotamo a causa della sua stazza. E’ stato il responsabile di 19 omicidi

Il modus operandi

Sergej cominciò ad uccidere il 19 giugno 1988 a Balasicha, un sobborgo di Mosca. L’età delle sue vittime andava dai 14 ai 78 anni, ma aveva una predilezione per gli anziani.

Era infatti affetto da gerontofilia, era cioè attratto sessualmente dalle persone anziane. Dopo averle uccise ne stuprava i cadaveri.

Prima degli omicidi aveva già aggredito 10 donne anziane, venendo poi arrestato e messo in carcere per quattro anni.

Il suo modus operandi era quello di strangolare le sue vittime a mani nude o con una corda anche se a volte le picchiava e le feriva con un coltello, un martello o un cacciavite. Le ferite erano però sempre concentrate sui genitali.

Dopo avere ucciso le sue vittime e avere abusato dei loro corpi, li derubava dei loro averi.

Non tutte le persone che aggredì morirono, sei riuscirono a sopravvivere alla sua furia omicida.

Gli omicidi di Sergej Rjakhovskij

Sergej Ryakhovsky

Il suo primo omicidio fu quello di un omosessuale che aveva pagato per avere una prestazione sessuale nel giugno del 1988. Lo uccise colpendolo più volte con un cacciavite e poi nascose il cadavere in un bosco.

Meno di un mese dopo aggredì sempre con un cacciavite Claudia Khokhlova, di 70 anni, che sopravvisse all’aggressione ma purtroppo morì il giorno dopo in ospedale. Non vide in faccia il suo killer, che l’aveva sorpresa alle spalle, e non poté dare informazioni alla polizia.

Tornò a colpire il 2 gennaio 1989, quando uccise Vladimir Zaitsev, di 16 anni. Prima lo strangolò, poi lo violentò e gli lacerò l’ano con un bastone da sci. Non prestò molta attenzione e lasciò delle impronte digitali sul bastone.

La vittima seguente fu Osipova, un anziano di circa 75 anni. Sergej lo sorprese in un bosco mentre stava raccogliendo della legna. Aveva un’ascia in mano ma l’assassino lo disarmò facilmente, poi lo strangolò e abusò del suo cadavere.

Con il suo coltello da caccia poi lo decapitò e gli tagliò una mano e il giorno seguente tornò sul luogo del delitto per segargli una gamba.

Due mesi dopo strangolò una donna di 65 anni e dopo averla uccisa le fece esplodere il ventre con un petardo che le aveva infilato nel corpo.

Il 4 aprile uccise Anna Fyodorovna Narsisyan, di 62 anni. La vittima tentò di difendersi con un lacrimogeno e con un punteruolo ma Sergej la disarmò e la uccise proprio con il punteruolo con il quale aveva disperatamente cercato di difendersi.

La sua penultima vittima fu un ragazzo di 16 anni che impiccò. Successivamente lo sviscerò e gli tagliò la testa con un coltello.

Arresto e processo

Sergej venne arrestato in seguito ad un controllo di routine effettuato su una delle scene del crimine. In una baracca vicina i poliziotti trovarono un cappio fissato alle assi del soffitto e pensarono che potesse essere quello usato per impiccare la vittima. Decisero quindi di aspettare il proprietario e di arrestarlo.

Questo successe il 13 aprile 1993. Alla vista della polizia non oppose la minima resistenza, nonostante avesse un carattere violento e impulsivo. Successivamente ammetterà che la vista delle armi della polizia lo spaventò a tal punto da renderlo immobile.

Dopo il suo arresto venne soprannominato dalla stampa “L’ippopotamo” per la sua stazza, era alto infatti 2 metri per 130 chili. Mostrò agli investigatori dove aveva nascosti gli altri corpi e spiegò come uccideva.

Confessò anche che solo quattro degli omicidi erano premeditati, gli altri sarebbero stati effetto di un suo impulso improvviso che lo costringeva a “ripulire il mondo da prostitute e omosessuali”.

Durante il processo la difesa cercò di dimostrare che la sua necrofilia derivava da un malfunzionamento del sistema nervoso centrale. Venne però dichiarato capace di intendere e di volere al momento degli omicidi.

Questo scatenò la sua rabbia che lo spinse a smettere di collaborare, ritrattando anche le confessioni già date.

Nel luglio del 1995 venne dichiarato colpevole di 19 omicidi e di sei tentati omicidi e venne condannato a morte per fucilazione. La sua condanna si trasformò in ergastolo nel 1996 in seguito alla moratoria della Russia sulla pena di morte. Morì nel 2005 di tubercolosi.