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Il caso Maria Ilenia Politanò, vittima di un esorcismo a 2 mesi

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Si è ritenuti a pensare, dall’alto delle conoscenze scientifiche pazientemente acquisite in secoli di storia dell’umanità, che la superstizione – anche la più perversa e cieca forma di superstizione – sia stata, ormai, relegata e definitivamente consegnata ad un remoto passato. In realtà non è così. Anche l’età contemporanea, invero, è segnata da recidivi episodi degni di racconti antichi, di quando, cioè, la superstizione e le credenze permeavano e condizionavano ogni aspetto della società e della vita quotidiana.

Polistena è un comune di poco più di 10 mila abitanti in provincia di Reggio Calabria, situato nella Piana di Gioia Tauro. Un territorio prevalentemente agricolo, ancora intriso di arcaiche culture e credenze. Siamo nel 1994.

Michele Politanò, 23 anni, e Laura Lumicisi, 20 anni, hanno avuto da poco una figlia, Maria Ilenia. Persone semplici, umili, non istruite, intrise, appunto, di quella cultura popolare, profondamente cristiana e devota, che ormai stride con le conoscenze di fine Ventesimo Secolo.

Maria Ilenia Politanò

Maria Ilenia, come molti neonati, piange spesso. Pianti reiterati, continui, incessanti, certamente snervanti, ma pur sempre pianti di un innocente neonato. Soffre Maria Ilenia, la quale trova pace e sollievo solo nelle poche ore di sonno, soffre la madre Laura, inevitabilmente provata psicologicamente e fisicamente dalle prime, dure settimana da neo-mamma. È in questa fase, dunque, che subentra prepotentemente quel sostrato, quell’humus di superstizioni, credenze, fondamentalismo religioso che andrà a caratterizzare in modo tragico le sorti della famiglia Politanò.

I genitori, infatti, credono che la figlia Maria Ilenia sia posseduta dal Demonio. Addirittura, la madre parla di strani rumori provenienti dalle abitazioni di famiglia. Presenze che Laura avverte anche durante i nove mesi di gestazione. Ma sono solo suggestione e fantasie, nulla più. Gli incessanti pianti di Maria Ilenia, secondo Laura Lumicisi e Michele Politanò, sono frutto di una possessione demoniaca. Maria Ilenia va liberata da Satana. È l’inizio della fine.

La famiglia (compresa la madre di Laura, Rosina), dopo essersi rivolta a dei preti ed aver tentato invano di scacciare il Maligno dal corpo della figlia, si rivolge ad altri presunti, sedicenti santoni ed esorcisti. Altri personaggi, allora, entrano in gioco. I coniugi Politanò entrano in contatto con Francesca Giananti, in arte Yvette Duvall, una maga (o presunta tale) di Roma. Questa fattucchiera si reca a casa Politanò, ove rimane per una ventina di giorni, tentando – invano – di scacciare il Demonio dal corpo della piccola Maria Ilenia e dalla casa stessa. La maga, in precedenza, aveva ragguagliato la famiglia circa alcuni accadimenti futuri che si sarebbero verificati in caso di mancato “ingaggio” della maga da parte dei coniugi calabresi: la bambina sarebbe morta entro sei mesi, la madre Laura sarebbe morta di parto, il padre Michele in un incidente, la nonna (la madre di Laura) entro un anno. Impauriti da tali (infondate) profezie, Laura Lumicisi e Michele Politanò chiedono aiuto alla fattucchiera romana. La Giananti presenta il conto: ben 25 milioni di Lire, cifra, in seguito, ridotta a 3 milioni di Lire.

L’esorcismo

Altri figuri entrano in scena. Sono Vincenzo Fortino, 41 anni, e Domenico Lumicisi, 22, zii della piccola Maria Ilenia. Entrambi sono ritenuti, dalla comunità e dalla famiglia, valenti santoni, esorcisti, maghi. Ma non è tutto. Altri personaggi interagiscono ed intervengono in questa drammatica vicenda: la già citata Rosina Lumicisi, 47 anni (madre di Laura e nonna di Maria Ilenia), Vincenzo Lumicisi, 33 anni (zio), Marisa Pettè, 22 anni (zia), Maria Barnabà, 21 anni (cugina di Laura) e Mirella Lumicisi, 39 anni (moglie del “santone” e sorella di Rosina Lumicisi).

Persone deliranti. Nel corso dell’esorcismo, Domenico Lumicisi crede di essere l’incarnazione di San Francesco di Paola, Maria Barnabà sostiene di essere la Madonna, Vincenzo Fortini la reincarnazione di Padre Pio.

L’esorcismo ha inizio. Laura, la madre di Maria Ilenia, è assente: è in chiesa, a pregare affinché la figlia venga salvata. La bambina viene adagiata su un tavolo, bagnata con acqua di Lourdes. A questo punto, la neonata viene percossa, torturata e seviziata con ferocia e rara crudeltà, accompagnando le violenze con invocazioni a Dio e minacce a Satana. Ad un tratto, gli improvvisati esorcisti iniziano a soffiare sul corpo della bambina, nuda su un cuscino a gambe aperte. Maria Ilenia è già morta. Quando è circa mezzodì, i parenti portano in ospedale la bambina: i medici ne costatano il decesso. L’autopsia sancirà le cause della morte: forti traumi da scuotimento su tutto il corpo e traumi cranici da percosse. Gli organi sono irrimediabilmente compromessi. Le brevi indagini chiariranno ben presto la dinamica dell’accaduto e sanciranno la colpevolezza dei personaggi coinvolti.

Le condanne

Tuttavia, un discutibile iter processuale porterà, nel 1996, alla assoluzione – da parte della Corte d’Assise di Palmi – di tutta la famiglia di Maria Ilenia (giudicati succubi del santone Fortini e non complici), eccezion fatta per il panettiere 43enne di Genzano,Vincenzo Fortini, ritenuto il solo artefice materiale e responsabile del crimine. Egli verrà condannato a soli 18 anni di reclusione. Una sentenza che fa ancora discutere per la sua scarsa incisività. Ritagli di giornale dell’epoca descrivono una Ida Magli, antropologa scomparsa il 21 febbraio 2016, particolarmente furente con le sentenze della Corte d’Assise: avrebbe voluto condannata l’intera famiglia, nonché l’ergastolo per il Fortini.

Francesca Giananti, la sedicente maga di Roma, sebbene assente al mortale esorcismo, verrà condannata a un anno e 8 mesi di reclusione per truffa. Un iter processuale, pertanto, che conduce a condanne di blanda entità, a fronte di un delitto di rara efferatezza.

Un  infanticidio, quello commesso ai danni di Maria Ilenia Politanò, tra i più spietati nella storia d’Italia. Un crimine frutto dell’ignoranza, di una visione arcaica del quotidiano. Superstizione ed un cristianesimo distorto misto ad un paganesimo provinciale e rurale si mescolano a tal punto da produrre un risultato di abominevole crudeltà. Una vicenda, sotto molti punti di vista, squallida, sudicia. Si è spesso scritto, parafrasando le parole della madre Laura (comprensibilmente provata dalla morte della figlia ma, in ogni caso ed è bene ricordarlo, complice nel delitto), che il “troppo amore dei genitori abbia portato alla morte della piccola Maria Ilenia. In realtà, gli unici, fatali ingredienti di questa storia sono l’ignoranza e la superstizione.

Una vicenda di cronaca nera dai numerosi carnefici ed un’unica vittima: Maria Ilenia. Era il settembre 1994. Maria Ilenia aveva appena 50 giorni di vita.