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Il treno fantasma

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Maledetto treno sempre in ritardo, odio questa stazione isolata in questo piccolo paese abbandonato da Dio. Ci fosse una sola volta che il viaggio vada senza imprevisti, e invece tra lavori in corso, problemi tecnici, e tra un po’ si inventeranno pure gli alieni sulle rotaie, c’è sempre qualche intoppo. Oggi tra l’altro fa veramente freddo, ma d’altra parte in pieno inverno mica ci si può aspettare i quaranta gradi all’ombra. Eccolo… Il treno sta arrivando. Non e’ il solito, bensì uno abbastanza vecchiotto. Ormai Trenitalia sembra proprio talmente dedita al risparmio da usare treni che sembrano della prima guerra mondiale. Appena si ferma ho giusto il tempo di salire che riparte al volo. Non è pieno di persone come al solito, anzi direi che e’ quasi vuoto e inizio a riconsiderare la giornata come non del tutto negativa. Appena mi siedo al mio fianco prende posto una signora sulla quarantina d’anni vestita con abiti usciti da un’altra epoca, mi sembra quasi di rivedere mia nonna, almeno per come la ricordo nelle foto in bianco e nero. Mi sta guardando, spero non si sia accorta che la fissavo.

“Giovane, mi scusi, saprebbe dirmi l’ora? Ho dimenticato l’orologio”.

Giovane??? Mi chiamano così solo i coetanei di mia nonna, che tipo strano…

“Le 18.32”, rispondo.

Mi ringrazia ma, guardandomi un po’ stranita quasi avesse visto un alieno, aggiunge:

“Ma quel coso che ha tra le mani e’ un orologio giapponese? So che negli ultimi anni sono diventati dei geni con la tecnologia”.

Il ‘coso’ cui si riferisce sarebbe il mio cellulare, ‘coso’ che tutti abbiamo al giorno d’oggi. Possibile che non sappia cosa sia?

“Signora ma questo e’ uno Smartphone, un cellulare”.

” Mmm, un cellulare dice. E che roba sarebbe scusi?”.

Ora sono io a guardarla perplesso: “Un cellulare serve per telefonare, perché lei come lo chiama signora? Non ne ha mai visto uno?”.

“Telefonare? Davvero? Quindi sarebbe come un telefono senza fili? Che stranezza! No, non ne ho mai visto uno in vita mia”.

E così mi parte in senso ironico una domanda.

“Ma da quale anno viene?”.

E lei in tutta normalità risponde: “Siamo nell’anno millenovecentosessantanove, non lo sa? Per fortuna mi fermo alla prossima stazione, lei e’ un tipo veramente strano e mi sta spaventando!”.

Ma che sta dicendo? Penso che probabilmente non sta bene e cerco di distrarmi guardando fuori dal finestrino. È completamente buio, non una sola luce, mi assorgo nei miei pensieri quando la signora mi dice ancora:

“Giovane, mi scusi, saprebbe dirmi l’ora? Ho dimenticato l’orologio”.

“Signora saranno passati a malapena due minuti, comunque sono le 18.35”. Nuovamente stupita nello sguardo mi fa:

“Ma quel coso che ha tra le mani e’ un orologio giapponese? So che negli ultimi anni sono diventati dei geni con la tecnologia”.

Assurdo! Non capisco e non ho intenzione di risponderle, mi sta infastidendo e inizio ad ignorarla. Passati all’incirca cinque minuti mi ripone lo stesso quesito. Stavolta decido di spostarmi e andare nell’altro vagone, prendo la mia roba e mi incammino, apro e richiudo la porta di accesso dietro di me e prendo un posto sulla destra. Finalmente libero da quell’assillo con un sospiro lungo e liberatorio mi guardo intorno e… No. Non è possibile. Sembra un loop infernale e mi prende il panico, dove sono finito? Ne sono certo, l’avevo lasciata seduta nell’altro vagone.

“Giovane, mi scusi, saprebbe dirmi l’ora? Ho dimenticato l’orologio”.

(…per sapere come continua aspettate la prossima settimana)