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La straziante tortura dell’impalamento

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L’impalamento è una tortura antica usata per punire chi commetteva crimini contro lo Stato o il re. E’ diventato famoso per essere stato il metodo favorito di Vlad Țepeș, tanto da costargli il soprannome di “Impalatore”.
Ma ne esistono vari tipi, per questo ho deciso di spiegare qui tutte le tecniche di impalamento.

 Impalamento longitudinale

L’impalamento longitudinale è forse il primo che viene in mente quando si parla di questa tortura.
Consistena nell’infilare un palo appuntito nell’ano, nella vagina o nella parte bassa dell’addome della vittima, mentre era tenuta a forza in posizione prona.
Poi si procedeva a colpire il palo con un martello per farlo penetrare nel corpo fino a fagli raggiungere il petto o a farlo uscire dal petto, dalla bocca o dalla schiena.
Successivamente il palo veniva messo in posizione verticale e i piedi venivano legati al palo per impedire al corpo di scivolare ulteriormente.
Un boia esperto era capace di non ledere nessun organo vitale, prolungando l’agonia della vittima per vari giorni. Alcuni resoconti parlano di gente sopravvissuta impalata anche 6 giorni.
Il mercante Jean de Thevenot ci racconta la sua testimonianza dopo aver assistito a degli impalamenti in Egitto nel XVII secolo.

Testimonianza di Jean de Thevenot

“Misero il malfattore sdraiato sulla pancia, con le mani legate dietro la schiena. Poi tagliarono l’ano con un rasoio e lo cosparsero subito con una pasta che serviva a fermare l’emorragia immediatamente.
Dopodiché spinsero nel suo corpo un palo molto lungo della dimensione di un braccio, con la punta unta di grasso.
Dopo avere inserito il palo battendo l’estremità con un maglio, la punta usciva dal petto, dalla testa o dalla spalla. Dopodiché alzavano il palo e lo piantavano nel terreno, mantenendolo in pozione verticale con dei cunei. La vittima veniva quindi lasciata esposta così per un giorno.
Un giorno vidi un uomo impalato ancora vivo e che probabilmente non sarebbe morto presto. Il palo non era stato infilato così a fondo da farlo fuoriuscire nella parte alta del corpo. Inoltre i piedi erano stati legati per impedire al peso del condannato di farlo scivolare. Questo impediva che la morte fosse istantanea.
Venne così lasciato per diverse ore, durante le quali parlò, pregando ai passanti di ucciderlo fra tremende smorfie di dolore.
Dopo cena venne mandato qualcuno a ucciderlo, completando l’impalamento e facendo uscire la punta dal corpo. La punta uscì dal petto e venne lasciato così fino al giorno successivo, quando venne tolto a causa dell’orrore fetido”.

Impalamento trasversale

L’impalamento non è solo longitudinale, infatti il palo poteva anche essere infilato nella parte anteriore del corpo per farlo uscire nella parte posteriore e viceversa.

Nel Sacro Romano Impero questo metodo era usato per le madri accusate di infanticidio.

Una descrizione dettagliata ci arriva dall’Ungheria del XVII secolo (ora parte della Slovacchia). Una donna venne sentenziata a morte per infanticidio e venne così uccisa. Venne messa in una buca scavata nel terreno, con le mani e i piedi inchiodati per evitarne movimenti. Successivamente venne ricoperta interamente di terra ad eccezione della testa, e sulla faccia le venne posto un rovo di spine.

Poi il boia prese con delle pinze un palo appuntito di metallo, reso incandescente, e lo piantò direttamente nel cuore della vittima.

L’aggancio

Una variante dell’impalamento è l’aggancio. Le vittime erano sospese sopra a dei grandi ganci e poi fatte cadere su di essi. A seconda di come cadevano potevano morire subito o restare in agonia diverso tempo. Il gancio poteva anche essere uno solo e la vittima veniva agganciata dall’addome facendo uscire l’uncino dalla schiena.
Un’altra variante consisteva nell‘infilare un gancio da macellaio fra le costole della vittima e poi alzarlo, lasciandola morire.

Tortura del bambù

La tortura del bambù è una variante orientale del classico impalamento, usato dai Giapponesi nei confronti degli Americani, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Si posizionava il prigioniero sopra ad un germoglio di bambù appuntito. Questo, crescendo velocemente, andava ad infilarsi nel corpo della vittima uscendo dal petto o dalla spalla dopo qualche giorno.
Questo metodo di tortura non è mai stato confermato storicamente, ma il programma “Myth Busters” ha condotto un esperimento con un manichino realizzato in gel balistico, dimostrando che è tecnicamente possibile eseguire questa tortura.
Il gel balistico ha la consistenza del corpo umano ed è usato per testare scientificamente gli effetti causati dalla penetrazione di proiettili in un corpo.

Impalamento nella storia

La testimonianza più antica che abbiamo di impalamento risale al codice di Hammurabi, promulgato nel 1772 a.C.

Era contemplato come pena capitale per le donne che uccidevano il marito per un altro uomo, o per quelle che avevano commesso solo l’adulterio.
A volte poteva essere usato come metodo di tortura per i prigionieri di guerra.
L’impalamento era usato anche nell’antico Egitto, come dimostrato da geroglifici, e dagli Assiri.

L’impalamento in Europa

Nell’antica Roma l’impalamento trasversale era usato per i colpevoli di infanticidio e a volte per i casi di adulterio. Erano impalati gli adulteri anche in Germania, come testimoniato da uno statuto del 1348 in cui la punizione per due amanti è quella di essere messi in una tomba uno sopra l’altro, separati da un rovo di spine, mentre vengono impalati insieme. A Vienna invece uno statuto del 1340 afferma che un uomo che colga la moglie sul fatto mentre gli è infedele, può chiedere che sia lei che l’amante vengano impalati o in alternativa una somma in denaro.
In Europa l’impalamento dopo essere stato sepolto vivo in una tomba era usato come punizione per coloro che violentavano una vergine o un bambino. Si dava poi l’opportunità alla vittima di dare i primi tre colpi sul palo.
L’impalamento longitudinale era invece usato sui ladri.
Questo metodo di tortura è stato anche usato durante la Santa Inquisizione.

L’impalamento e il Conte Dracula

Sempre in Europa il nome che più spesso si associa all’impalamento è quello di Vlad III Principe di Valacchia, che usò ampiamente questo metodo di tortura con i suoi nemici.
Inizialmente usato solo con chi non era nobile, ben presto divenne metodo di esecuzione anche per contadini, prigionieri di guerra e successivamente per tutti coloro che lo contrariavano. Dopo l’Attacco Notturno, in cui si scontrarono le armate di Vlad contro quelle di Mehmet,
la strada diretta alla città dell’Impalatore venne disseminata di 23.000 corpi impalati. 

L’impalamento nell’Impero Ottomano

L’Impero Ottomano fece largo uso di questa pena capitale e metodo di tortura anche durante il XX secolo. Una delle ultime testimonianze che abbiamo a riguardo è di Aurora Mardiganian, sopravvissuta al genocidio Armeno del 1915-1923.
La donna ci descrive come 16 giovani donne armene vennero prima violentate e poi costrette a sedersi su pali appuntiti, facendoli entrare in vagina.
 Sul grande schermo, si vede un impalamento realista nel film “Cannibal Holocaust”.