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Maschera di Ferro – l’enigma reale tra Italia e Francia

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Un enigma che dura dal 1703, l’Italia, la Francia e Parigi a far da sfondo ad una delle vicende più intricate e complesse della storia europea. Un giallo che coinvolge re e rispettive consorti, filosofi, pensatori, scrittori, politici, luoghi storici e simbolici di una Francia ancora retta da Luigi XIV di Borbone, il cosiddetto “Re Sole”, re di Francia dal 1643 al 1715.

Da Voltaire la prima testimonianza

François-Marie Arouet (Parigi, 21 novembre 1694-Parigi, 30 maggio 1778), nome di battesimo di quel poliedrico uomo di cultura passato alla storia con lo pseudonimo di Voltaire. È proprio il celeberrimo pensatore parigino a dar vita alla leggenda di “Maschera di Ferro”.

Nel 1717, a seguito di alcuni versi satirici, pungenti e politicamente scorretti nei confronti del duca Filippo d’Orléans – il quale, di fatto, muove i fili di un giovane Luigi XV, re di Francia – e della Duchessa di Berry (Maria Luisa Elisabetta di Orléans), Voltaire viene incarcerato presso la Bastiglia.

Nel corso della reclusione nelle galere all’interno della iconica fortezza parigina, Voltaire viene a conoscenza di alcune storie che raccontano di uno strano, enigmatico prigioniero il quale, anni prima, era stato detenuto presso la Bastiglia stessa. Questo prigioniero, dalla ignota identità, portava in volto una singolare maschera di velluto nero, caratterizzata da vistose cinghie metalliche a sorreggerla. Il volto, pertanto, era volutamente tenuto nascosto.

Si trattava, invero, di un detenuto assai particolare: un personaggio importante, in vista, ben trattato dai propri carcerieri. Buon cibo e abbondante, libri ed un liuto ad allietare le lunghe e grigie giornate del misterioso prigioniero.

Voltaire vuole sapere di più su questa oscura storia.

Documenti citano già il misterioso detenuto nel 1687: nessuno può pronunciare il suo nome ed il suo viso è celato da una “maschera di ferro”, tale da impedire il riconoscimento dell’uomo.

Le ricerche condotte da Voltaire svelano parziali brandelli di verità. Il detenuto, passato alla storia col nome di “Homme au masque de fer” – “l’uomo con la maschera di ferro”, appunto – sembra sia deceduto il 19 novembre del 1703, più precisamente attorno alle 22:00 di sera. Ignote, tuttavia, l’identità del prigioniero, l’età (il registro parrocchiale della chiesa di Saint-Paul-des-Champs indica 45 anni) e le cause che hanno condotto alla sua detenzione presso la Bastiglia.

Seppellito nell’ormai non più esistente cimitero di Saint-Paul-des-Champs, è lo stesso governatore della Bastiglia, Bénigne Dauvergne de Saint-Mars, ad assistere alle esequie. Ed è lo stesso Saint-Mars che sorveglierà e si prenderà personale cura del prigioniero anche nelle fasi di detenzione precedenti alla Bastiglia. Un autentico “uomo ombra” incaricato di assistere “ad personam” il misterioso – e importante – detenuto. Perché tutto questo riserbo?

“Maschera di Ferro”: quale identità?

Il mistero che ruota attorno all’identità dell’uomo con la maschera di ferro investe, come vedremo, più livelli, i quali si muovono tra realtà storica, leggenda e persino invenzioni letterarie.

Sembra che il prigioniero arrivi alla Bastiglia nel 1698. Prima di essere condotto a Parigi, il detenuto è dapprima a lungo incarcerato (si parla di una reclusione durata 12 anni) a Pinerolo (Torino; siamo nel 1669), successivamente – siamo tra l’ottobre del 1681 e l’aprile del 1687 – presso il Forte di Exilles (Torino), quindi verrà trasferito presso la fortezza dell’Isola di Santa Margherita, al largo di Cannes. Questo, dunque, il tormentato e tortuoso iter che conduce “Maschera di Ferro” alla Bastiglia.

Come accennato in precedenza, il trattamento riservato all’enigmatico prigioniero si rivela particolarmente benevolo. In questo senso, il governatore della fortezza della Bastiglia (e già a capo della cittadella di Pinerolo), Bénigne Dauvergne de Saint-Mars, riceve precise direttive da François Michel Le Tellier, marchese di Louvois, importante segretario di Stato per la guerra sotto il regno di Luigi XIV. Perché un tale, rispettoso trattamento verso questo misterioso prigioniero? Si tratta, dunque, di una personalità di spicco della politica e della società europea del tempo impossibile, però, da condannare a morte? È forse, in qualche modo, imparentato con i reali francesi? È questo, forse, il motivo per il quale il detenuto è costretto ad indossare – tranne durante i pasti e nelle ore di riposo – una maschera atta a celargli costantemente il volto, quindi la reale identità? Tra depistaggi e leggenda, l’enigma si fa fitto e sempre più avvincente.

Il “caso” di Maschera di Ferro: un intrigo reale?

Un fatto appare certo: il nome trovato inciso sulla tomba nel cimitero di Saint-Paul-des-Champs è palesemente fittizio: Marchiali secondo alcuni, Marchioly o Marchialy. Tre varianti sul tema, tutte e tre sicuramente fasulle. E allora, qual è la reale, autentica identità di “Maschera di Ferro”?

Voltaire, dunque, è colui il quale apre le porte, in maniera decisa e compiuta, alla leggenda dell’uomo passato alla storia con l’appellativo di “Maschera di Ferro”. Nel capitolo 25 dell’opera intitolata Le siècle de Louis XIV” – scritto a cui fanno seguito “Supplément” (1751, 1752, 1753), “Suite de l’Essai sur l’Histoire générale” (1763) e “Questions sur l’Encyclopédie” (1770 e 1771) – Voltaire avanza ipotesi tanto ardite quanto clamorose.

Egli, infatti, ipotizza che “Maschera di Ferro” sia un fratello gemello, o un fratellastro, del re di Francia, Luigi XIV. Un fratello che, per ragioni politiche mai accertate, il re Luigi XIII (padre di Luigi XIV) e Anna Maria Maurizia d’Asburgo (nota col nome di Anna d’Austria, consorte di Luigi XIII e madre di Luigi XIV) hanno debitamente occultato al popolo francese e alla nobiltà dell’epoca. Ipotesi, evidentemente, che riscriverebbe la storia dei Borboni e di quella nobiltà europea così altolocata e potente quanto “gelatinosa” e “luquida” per quanto concerne i legami di sangue e non solo.

Ma non è tutto. E se “Maschera di Ferro” fosse il padre naturale di Luigi XIV? Ebbene, questa ulteriore, affascinante congettura trae corpo da alcuni dati storici che vale la pena analizzare.

Luigi XIII, padre di Luigi XIV, sposa, il 24 novembre del 1615, Anna d’Austria; quest’ultima è la figlia del re Filippo III di Spagna e di Margherita d’Austria. Luigi XIV nasce, tuttavia, solo nel 1638, più precisamente il 5 settembre a Saint-Germain-en-Laye. Ricordiamo che Luigi XIV avrà un fratello: Filippo di Francia, duca d’Orléans, nato il 21 settembre del 1640.

Un arco temporale particolarmente ampio e, quindi, per l’epoca, sospetto. Perché tra le nozze e la nascita del primogenito trascorrono ben 23 anni? Cosa ha determinato questa lunga attesa? I quattro aborti – all’epoca, la mortalità infantile raggiunge picchi altissimi – hanno contribuito?

Ebbene, non è dato saperlo. C’è chi ritiene che la causa di tale, lunga attesa sia il clima non felice e affatto disteso all’interno della coppia reale, ma c’è chi crede ci sia sotto qualcosa di molto più “pruriginoso”.

Forse c’entra la presunta impotenza di Luigi XIII? È questa, pertanto, l’ipotesi alla radice della misteriosa identità di “Maschera di Ferro”?

“Maschera di Ferro”, allora, è il padre naturale di Luigi XIV?

Alla morte di Luigi XIII (che avverrà il 14 maggio del 1643), infatti, la dinastia dei Borboni rischia il collasso, la fine. Ancora senza figli, dunque, il trono di Francia sarebbe spettato al fratello di Luigi XIII, quel Gaston d’Orléans mal visto dalla famiglia stessa e dai vertici politici ed ecclesiastici dell’epoca, ad iniziare dagli influenti Armand-Jean du Plessis – il noto cardinale Richelieu – e Giulio Raimondo Mazzarino. Non solo mal visto ma anch’egli privo di figli maschi.

Allo scopo di garantire eredi al re e alla regina, nonché assicurare la discendenza reale borbonica, i “deus ex machina” dei palazzi reali francesi avrebbero organizzato, tramato un tanto geniale quanto semplice piano: in luogo del re Luigi XIII, il talamo reale avrebbe visto come protagonista maschile un altro uomo, il quale, sotto lauto compenso, avrebbe così garantito figli, ossia eredi. Uomo, tuttavia, pur sempre di sangue borbonico.

Il padre naturale di Luigi XIV è Maschera di Ferro?

Domande, dubbi, complotti, oscure macchinazioni, giochi di potere e di sangue, misteri nascosti e probabilmente mai svelati. Se questa ipotesi fosse vera, Luigi XIII non sarebbe il padre di Luigi XIV. Considerata la forte somiglianza tra il vero padre e Luigi XIV, i reali hanno optato per una drastica soluzione: eliminare qualsiasi traccia del vero padre di Luigi XIV. Come? Spacciando l’uomo per un prigioniero ergastolano e celandogli il volto mediante una maschera di velluto nero sorretta da cinghie di metallo.

Una visione complottistica certamente affascinante ma affatto comprovata da incontrovertibili fatti. Chi è, allora, il padre biologico del secondogenito di Luigi XIII e Anna d’Austria, Filippo di Francia, duca d’Orléans? Luigi XIII, il quale non sarebbe impotente, o un altro uomo? Forse ancora colui il quale, anni dopo, verrà incarcerato e passerà alla storia come “Maschera di Ferro”?

Le altre identità: tante ipotesi, poche certezze

La storiografia ufficiale, sebbene non abbia elementi certi grazie ai quali poter far luce attorno alla vera identità di “Maschera di Ferro”, rigetta con cautela la tesi secondo la quale “Maschera di Ferro” sia il padre biologico di Luigi XIV. Gli storici, infatti, propendono per altre letture alternative delle vicende legate a “Maschera di Ferro”.

Debole la strada che conduce a Nicolas Fouquet. Ministro delle Finanze sotto Luigi XIV, viene arrestato nel 1661: appropriazione indebita, peculato, frode. Insomma, un personaggio poco affidabile (ma accusato ingiustamente, secondo altre fonti storiche) che male amministra le finanze reali. Fouquet è, così, recluso presso la fortezza di Pinerolo.

Fouquet morirà, il 23 marzo 1680, a Pinerolo, a seguito di un colpo apoplettico. Una tesi, appunto, debole: perché celare l’identità di un personaggio già noto?

Un altro “indiziato” è il conte Ercole Antonio Mattioli (Valenza, 1 dicembre 1640-Cannes, 1694), politico e diplomatico italiano, collaboratore del duca Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, Carlo III. Ferdinando Carlo Gonzaga incarica Mattioli di cedere Casale Monferrato (Alessandria) alla Francia. 500.000 Scudi: questo il prezzo dell’affare, segretissimo e riservato. Giunto a Torino, però, il “faccendiere” rivela il motivo del proprio viaggio. Ne scaturisce un caso diplomatico: anche Spagna e Austria, infatti, sono interessate all’acquisto del territorio piemontese. Sembra che il Mattioli agisca come una sorta di “spia” doppiogiochista, vendendo informazioni anzitutto alla Spagna circa l’affare. Arrestato nel 1679, viene condotto nelle galere di Pinerolo sotto il falso nome di Lestang, infine recluso nella fortezza dell’isola di Santa Margherita. Siamo già nel 1694. La morte sopraggiungerà di lì a poco, nell’aprile del medesimo anno. Per la cronaca, Casale Monferrato passa in mano francese nel 1682.

Perché, dunque, celare l’identità di Ercole Antonio Mattioli con un nome fittizio ed una maschera di ferro? A quanto sembra, il politico italiano viene arrestato in modo illegittimo, ossia in modo non conforme alle leggi e alle competenze territoriali di una Italia all’epoca spezzettata e contesa. Come insabbiare uno scottante caso diplomatico? Celando la vera identità del prigioniero, nel nome e nelle sembianze. Una maschera di ferro a celargli il volto.

Testimonianze e coincidenze giocano a favore di questa ipotesi. In primis, alcune testimonianze risalenti ai regni di Luigi XIV e Luigi XV (figlio di Luigi di Borbone, duca di Borgogna, e Maria Adelaide di Savoia), le quali farebbero riferimento ad un uomo legato “al duca di Mantova” (Gonzaga, appunto) e a un “importante ministro di un principe italiano”. Infine, vi è una certa somiglianza tra i nomi fittizi incisi sulla tomba di “Maschera di Ferro” ed il cognome Mattioli: Marchiali, Marchioly e Marchialy sono storpiature del vero cognome, Mattioli?

Altri dati, però, smentiscono questa versione dei fatti. L’arresto di Mattioli è noto alla politica e alla società dell’epoca. Lo stesso Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers ne è informato; inoltre il nome di Mattioli compare nella corrispondenza intercorsa tra François Michel Le Tellier, marchese di Louvois, e Bénigne Dauvergne de Saint-Mars. Insomma, Mattioli non sembra sia “Maschera di Ferro”.

Altri personaggi entrano, allora, in gioco. Invero, nessuno di questi convince, benché siano stati proprio alcuni studiosi e storici e tirare in ballo questi individui. Si va da Charles de Batz de Castelmore, detto d’Artagnan, al nano Nabo, uno schiavo nero dal quale Maria Teresa d’Asburgo (moglie di Luigi XIV e figlia di Filippo IV d’Asburgo, re di Spagna) avrebbe un figlio. E ancora: da Giovanni Gonzaga a Eustache Dauger, un valletto imprigionato nella fortezza di Pinerolo nel 1669 e protagonista, secondo alcuni, di un singolare scambio di identità con il già menzionato Nicolas Fouquet. Fiacca anche la strada che conduce a Vivien L’Abbé, seigneur de Bulonde, militare alto in grado nel corso della conquista di Cuneo. Intimorito alla vista delle truppe austriache, abbandona il campo di battaglia. Viene incarcerato. È Vivien de Bulonde “Maschera di Ferro”? Probabilmente, anzi, senza dubbio no.

L’eredità di “Maschera di Ferro”

“Il Visconte di Bragelonne” è l’opera che ha contribuito in modo significativo e determinante alla diffusione della leggenda legata a “Maschera di Ferro”. Scritta da Alexandre Dumas padre (Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802 – Puys, Dieppe, 5 dicembre 1870), completa il cosiddetto “ciclo dei moschettieri”, composto da “I Tre Moschettieri” (1844), “Vent’anni dopo” (1845) e, appunto, “Il Visconte di Bragelonne” (1848).

“Il Visconte di Bragelonne” appare per la prima volta, nel 1847, sul giornale “Le Siècle”, pubblicato a puntate. Il romanzo storico riprende le vicende di “Maschera di Ferro” e abbraccia le tesi lanciate da Voltaire. Il centro nevralgico della trama risiede proprio nella identità che Dumas attribuisce a “Maschera di Ferro”. Nello scritto, infatti, l’enigmatico ergastolano si chiama Filippo, incarcerato alla Bastiglia sotto mentite spoglie e col nome di Marchiali. Filippo altro non è che il fratello gemello del re di Francia, Luigi XIV. Lo stesso re ignora l’esistenza di tale fratello. Tra colpi di scena, complotti, macchinazioni, oscure trame di potere, equivoci, la presenza dei moschettieri e scambi di persona (Luigi XIV viene arrestato e Filippo sale al trono di Francia per un breve periodo), l’ordine viene ristabilito a caro prezzo: Filippo è nuovamente fatto prigioniero, condotto nella fortezza dell’isola di Santa Margherita e costretto ad indossare una maschera di ferro.

Romanzi, saggi, una nutrita filmografia. “Maschera di Ferro” ha saputo, sin dalla diffusione della sua storia, catturare l’attenzione di artisti, studiosi e semplici appassionati di storia e mistero.

Con questo personaggio siamo in presenza di un autentico rompicapo storico e letterario. Storia, leggenda, pura invenzione letteraria? Come per il caso – diversissimo – di Jack lo Squartatore, le ipotesi circa l’identità di “Maschera di Ferro” si susseguono, più o meno fantasiose, senza soluzione di continuità. Tanti nomi, nessuna certezza storica.

Ed ecco, inevitabilmente, che la storia cede il posto al mito, alla leggenda. Un personaggio, quello di “Maschera di Ferro”, assai evocativo: egli ci catapulta immediatamente in quella Francia, in quelle corti europee assetate di potere, in scenari di imponenti fortezze e di buie e sudice galere.

Un prigioniero senza volto e identità, che la leggenda, la letteratura ed i film hanno trasformato quasi in un vero e proprio “mostro”, una creatura a tratti sovrumana, sospesa nel tempo e nello spazio. La sua faccia, celata da una inquietante maschera – che il mito ed i racconti succedutisi nel tempo hanno tramutato da velluto in pesante ferro –, è ormai divenuta una immortale icona.

Ed è forse questa la vera eredità di “Maschera di Ferro”. Un personaggio che trascende la sua presunta, vera identità e la sua storicità.

Fonti discordanti, testimonianze altrettanto incerte, date e nomi tutt’altro che a fuoco.

Solo una verità, probabilmente, rimane e rimarrà certa: non conosceremo mai la vera identità di “Maschera di Ferro”. La leggenda continua…

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