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La triste storia del bambino zombie

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Nel 1880 un bambino muore di tubercolosi. Dopo che il medico ne dichiara la morte, il suo corpo non presenta segni di decomposizione per ben 5 giorni, poi la tragedia. Questa è la leggenda del bambino zombie.

La tubercolosi

Tra le molte epidemie che hanno quasi sterminato l’umanità, una delle più recenti fu quella della tubercolosi. La malattia colpì Europa e America a cavallo tra il 1800 e il 1900.

Al tempo la tubercolosi era inarrestabile e tutto ciò che si poteva fare una volta contratto il morbo era assistere all’inevitabile decorso. Spesso la tubercolosi esauriva la linfa vitale dei malati e li costringeva a giorni di coma prima della morte.

Oggi gli strumenti medici permettono di capire più facilmente se una persona sia effettivamente deceduta o meno, ciononostante sono noti casi odierni in cui alcuni pazienti ritenuti morti si risvegliano in obitorio o, peggio, nella bara.

Non potremo mai sapere se questo caso sia stato un madornale errore di valutazione o se effettivamente sia stato un fenomeno paranormale. Da molti però è considerato l’unico caso accertato di zombie.

Precisiamo, non sto parlando del fenomeno cinematografico che oggi è diventato un cult. Qui si intende un essere umano, un bambino, che pur essendo stato dichiarato morto sopravvisse 5 giorni senza alcun segno vitale per poi spirare e finalmente raggiungere la pace eterna.

Il bambino zombie

Tutto iniziò nel dicembre del 1879 a Pincherville, in Pennsylvania. Oggi la città si chiama Orange, ma a noi questo importa poco. Il figlio della famiglia Bellingan contrasse la devastante tubercolosi e, nonostante i genitori fossero facoltosi e si affidarono a dei luminari, ci fui poco da fare per lui. I medici riuscirono solo ad alleviare un po’ le sue sofferenze.

Il ragazzino venne curato con medicine a base di zinco e piombo, non solo inutili, ma perfino velenose (ma allora la medicina era pressoché inesistente). Così l’11 gennaio, il suo cuore smise di battere.

La disperazione dei genitori fu inimmaginabile ed entrambi decisero di comune accordo di non seppellirlo finché tutti i parenti non fossero giunti per porre omaggio al loro bambino.

Ci si aspettava, come accade sempre, che il corpo deteriorasse e che mostrasse i primi segni di decomposizione. Dopo 3 giorni però, la pelle del bambino era ancora rosea, non vi era segno di rigidità del corpo e i tessuti erano ancora flessibili e morbidi.

Ci fu chi gridò al miracolo e nel cuore dei Bellingan si insinuò la speranza che il bambino potesse riaprire gli occhi e tornare a vivere.

Fu convocato il medico legale che ne aveva attestato il decesso e nuovamente l’uomo affermò che il bambino era morto. Tuttavia la pupilla rispondeva leggermente a fonti di luce, il che suggeriva che poteva esserci ancora un’attività cardiaco/cerebrale.

Il corpo era caldo e non c’era segno di rigor mortis, eppure, nonostante i numerosi tentativi per rianimare quel corpicino, non ci fu nulla da fare.

La tragedia

Il medico, forse interessato a documentare il caso, chiese al sindaco di Pincherville un permesso per ritardare la sepoltura perché lo considerava una situazione straordinaria.

Il quinto giorno però avvenne una delle scene più strazianti a cui si possa assistere. Il bambino improvvisamente fu scosso da forti convulsioni e quegli spasmi involontari terrorizzarono presenti.

Ancora più orribile fu il fatto che in concomitanza con quegli spasmi. il corpo del bambino degenerò in pochissimi minuti. Assunse un colorito cadaverico e i primi segni di sangue coagulato.

Purtroppo, dopo quella sorta di crisi epilettica, seguirono due giorni di inevitabile orrore nel vedere il bambino irrigidirsi e diventare viola. Il corpo aveva iniziato a decomporsi e fu imposta la tumulazione.

Quel giorno, 18 gennaio 1880, il figlio dei Bellingan venne seppellito nel cimitero del paese, tra le urla della madre che sosteneva che fosse ancora vivo.

Cosa successe veramente al bambino? Beh, dopo tanto tempo non è possibile rispondere, ma si pensa che sia stato un caso di morte apparente associata ad un profondo ictus. Oggi, forse, si sarebbe potuta tentare una rianimazione efficace, ma sono solo congetture.

Nei tempi moderni sono noti e documentati casi di morte apparente, ma questo pare sia stato il più terrificante.