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Antonietta Longo – la decapitata del lago

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Antonietta Longo era una ragazza di 30 anni, ritrovata completamente nuda e decapitata sule rive del lago di Castel Gandolfo. A tutt’oggi non si sa chi sia il colpevole di questo brutale omicidio.

Antonietta Longo

Antonietta LongoLa ragazza era di origini siciliane, ma si era trasferita a Roma per cercare lavoro e mettere da parte qualche soldo.

Dall’età di 24 anni lavorava come domestica presso la casa del Dottor Gasparri. Le sorelle e i conoscenti la ricordano come una ragazza taciturna e sognatrice, che passava le domeniche libere in paese, nei punti di ritrovo di cameriere, studenti e soldati.

Scriveva spesso alla famiglia e l’ultima lettera spedita recava la data del 5 luglio 1955, data presunta della sua morte.

Aveva chiesto un mese di permesso dal lavoro ed era uscita di casa il primo luglio con un biglietto per il suo paese d’origine, al quale però non arrivò mai.

Negli ultimi mesi aveva pian piano prelevato tutti i suoi risparmi, 231.120 lire che all’epoca era una somma cospicua, e li aveva messi in una cassetta della stazione di Roma Termini. 

Nella sua ultima lettera informava le sorelle di avere trovato l’amore e che in poche ore sarebbe stata sua. Dopo il matrimonio sperava di poter dare loro la gioia di un nipotino. Purtroppo, però, poche ore dopo avere spedito la lettera Antonietta non troverà l’amore ma la morte.

Ritrovamento del cadavere

Il 10 luglio 1955 il meccanico Antonio Solazzi e il sacrestano Luigi Barbon decidono di andare a fare una gita in barca e ne affittano una al ristorante imbarcadero “La Culla del Lago”.

Attraccano in un posto isolato e Antonio vede il cadavere nudo di una donna, decapitato e con varie ferite da taglio all’addome. L’unica cosa che indossa è un orologio da polso.

I due sono talmente spaventati che non avvisano subito la polizia, raccontando tutto solo due giorni più tardi. I Carabinieri vengono portati sul luogo del ritrovamento dove vedono il cadavere che presenta la parte superiore coperta da fogli di giornale con la data del 5 luglio.

Vengono fermati Antonio e Luigi ma anche il proprietario del ristorante “La Culla del Lago” e la cognata, il guardamacchine e il proprietario di un altro ristorante imbarcadero insieme al figlio.

L’autopsia rivela che la donna aveva subito un aborto poco tempo prima della morte e che la decapitazione era stata effettuata da qualcuno che aveva familiarità con l’anatomia, come un dottore o un macellaio.

Tutti i giornali parlano di questo sconvolgente ritrovamento, ma l’identità della giovane rimane ancora un mistero. Alle indagini si uniscono, oltre agli inquirenti, anche sedicenti medium e cartomanti che con le loro sedute spiritiche non concludono niente.

 L’unico indizio che ha in mano alla polizia è l’orologio da polso della vittima. E’ di marca Zeus e ne sono stati fabbricati solo 150 esemplari.

Le indagini

Facendo una ricerca incrociata scoprono che sono due le donne scomparse che avevano quell’orologio, Antonietta e Longo e Anna Maria Brasca, moglie di un pugile.

Quando Anna Maria ricompare, l’unica possibilità è Antonietta. Vengono chiamate le sorelle per il riconoscimento del cadavere e grazie a dei particolari delle mani e dei piedi riconoscono la sorella.

La polizia procede quindi con la comparazione delle impronte digitali prelevate in casa Gasparri e, trentacinque giorni dopo il ritrovamento, conclude che il cadavere appartiene ad Antonietta.

Scoprono poi l’ultima lettera inviata dalla giovane alla famiglia recante la data del 5 luglio, proprio come la data del giornale che la copriva, e deducono che quella sia la data della sua morte. 

Dai rilevamenti scoprono che Antonietta Longo è stata prima pugnalata e poi decapitata nel luogo del ritrovamento perchè la sabba era impregnata di sangue fino a 12 centimetri di profondità.

La testa non è stata mai ritrovata, anche se nel 1987 un pescatore trovò un cranio umano. Si pensò che potesse essere quello della povera Antonietta ma delle analisi stabilirono che si trattava del cranio di un uomo.

Quello di Antonietta Longo rimane uno dei più grandi misteri della cronaca nera italiana.