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E’ Tornato L’Uomo Nero

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Un incubo. E’ stato soltanto un incubo, niente di più. Ora sono sveglio per fortuna, zuppo fradicio di sudore come non mai. Non ricordo il sogno che ho fatto, però so di per certo che addosso mi ha lasciato un’ansia tremenda, il mio respiro è pesante e affrettato, quasi come se dovessi prendere ossigeno dopo essere scappato via da qualcuno.

“Calmo”, mi ripeto da solo, “stai calmo. Sei nella tua camera e tutto va bene. Ok sì, sei al buio, ma questa è casa tua. Cerca di calmarti adesso. Non sei più un bambino e di sicuro mamma non verrà a rassicurarti come faceva un tempo. Alzati dal letto e vai a prendere un bel bicchiere d’acqua fresca, magari ti passa l’affanno e questa sete ossessiva che senti in gola”.

Provo ad alzarmi, ma non succede niente e quando dico niente intendo veramente niente. Non riesco a muovermi cazzo! PERCHÉ? Anche un dito mi andrebbe bene, ma è come se sul mio petto ci fosse qualcosa di pesante che mi impedisse di fare qualunque cosa.

L’ansia lascia spazio al panico. Il mio respiro accelera sempre di più e ho il cuore in gola, ne sento ogni singolo battito e sembra il timer di una bomba ad orologeria…

tic… tac… tic… tac…

Arriverà presto l’esplosione. Pura paura, una sana e semplice paura. Non ho più il controllo del mio corpo, devo riuscire a muovermi, voglio gridare e ci provo, quasi come se il farlo possa in qualche modo liberarmi da questa prigionia. E nonostante l’immenso sforzo, ciò che nella mia testa doveva essere un suono assordante, nella realtà esce come qualcosa di flebile ed impercettibile. Sento che c’è qualcos’altro che non va attorno a me. Non sono solo in questa stanza.

Ma adesso non si tratta più soltanto di una sensazione. Qualcosa mi sta sfiorando il piede destro.

“Ehi tu. Non fare finta di ignorarmi, so che mi senti”.

Chi è? Sono stato avvelenato o drogato? Cosa vuole da me? E’ buio, sono immobilizzato. Non riesco neppure a vederlo.

“So che ti stai chiedendo chi sono, ma tu mi conosci e anche molto bene. Non preoccuparti, a breve tornerai a parlare”.

Provo a parlare ed effettivamente seppur con fatica stavolta dalla mia bocca esce un ‘chi sei? Cosa vuoi da me?’.

“Chiamami se vuoi ‘Uomo nero’ ma non sono di colore sia chiaro, che qua ultimamente il razzismo è un po’ sdoganato ovunque eheheh. Cosa voglio? Bé indovina un po’. Cosa vorrà l’uomo nero? Te!”.

“Prendi tutto quello che vuoi ma non farmi del male”.

“Sei un morto di fame, cosa dovrei prendermi? La collezione di DVD porno che hai nascosto nell’ultimo cassetto dell’armadio proprio dietro i calzini? Si, so dove li tieni. Come tu sia arrivato fino ad oggi senza ucciderti a dirla tutta non mi è chiaro. Ma tu non credi al buon vecchio uomo nero. Eppure ti faccio visita da così tanto tempo che probabilmente ti conosco meglio io di tua madre.”

“Non nominarla nemmeno, bastardo!”.

“Non ricordi mio caro Andreè cosa ti disse un giorno? Tu insistevi tanto chiedendo di tuo padre, chi era, cosa faceva e di quando sarebbe tornato. Ricordi? Cosa ti rispose mamma?”

[Si che lo ricordo. Disse che mio padre non c’era e non sarebbe tornato mai. Mi aveva strappato i vestiti di dosso poco prima di violentarmi. Per me lei era dovuta scappare di casa. Proprio per me che più passavano i giorni e più somigliavo a quel bastardo. Così mi disse].

L’Uomo Nero prosegue. “Eehehe, povera alcolizzata, che fine ha fatto? Ah giusto… E’ sotto tre metri di terra adesso. Forse bere qualche bicchierino mischiato ai barbiturici non è stata un’ottima idea”

Come fa a sapere tutto questo? Nessuno sa di questa storia e mamma di certo non la può avere raccontata. Chi è lui?

“Per colpa tua tua madre è dovuta andare via di casa, lei un marito ce l’aveva già e non ha visto il tuo arrivo come un miracolo, opera dello Spirito Santo. Piccolo bastardello di un Andreè . Di tua madre si può dire tutto, ma proprio tutto.”

(Riesco a muovermi, è sparita quella sensazione di intorpidimento).

“Ma qualcosa di buono l’ha fatto. Ti ha dato la vita! Quando ti perdonerai Andreè, quando?” Riesco finalmente a muovermi e prima di scattare in piedi immediatamente accendo la luce, ma… Non c’è nessuno. Com’è possibile?

“Hei Andreè… Pss…”.

Lo risento. “Guarda qui, verso lo specchio”.

Vado verso lo specchio.

“Piccolo bastardo mi riconosci? Sono te stesso, il mostro che ti porti dentro da sempre… Fino a che non affronterai il tuo dolore tornerò spesso di notte a farti compagnia eheheheh”.