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“Il Rito”, quando l’esorcismo diventa capolavoro cinematografico

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il rito

“Un ladro o un rapinatore accende le luci quando ti ruba in casa? No.
Preferisce che tu creda che non ci sia. Proprio come il Diavolo” (Da “Il Rito”)

La frase pronunciata da Padre Lucas Trevant apre il nostro viaggio nelle viscere di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei migliori film horror di sempre.
Film horror e misteri della Fede. Film horror ed esorcismi. Binomi artistici indissolubili, immortali, solo in apparenza ripetitivi e scontati. Riuscireste ad immaginare, a concepire il genere horror privo di un capolavoro assoluto – non solo del genere in questione ma del cinema nella sua globalità – quale “L’Esorcista”? “The Exorcist”, pellicola del 1973 diretta da William Friedkin e tratta dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty (sceneggiatore e produttore del film), ha aperto le porte ad un genere tra i più congeniali dell’intero e sfaccettato panorama horror.

I film sugli esorcismi, da quel 1973, costituiscono un punto di riferimento per gli appassionati del genere horror. Vasta e generalmente di spessore, la filmografia a tema “esorcismi” si arricchisce, nel 2011, di un autentico capolavoro, una gemma preziosa per tematiche affrontate, cast, caratterizzazione dei personaggi e sceneggiatura. Il merito va a Jan Mikael Håfström, regista e sceneggiatore svedese (nasce a Lund il 1 giugno del 1960), già alle prese, nel 2007, con un altro film culto: “1408”, tratto dall’omonimo racconto di Stephen King, i cui attori protagonisti sono John Cusack e Samuel L. Jackson.

“Il Rito”

Il 28 gennaio 2011, esce nelle sale cinematografiche statunitensi il film “The Rite” (“Il Rito”, in italiano). Girato tra maggio e luglio 2010 tra Roma, Budapest (Ungheria) e Blue Island (città dell’Illinois situata nella Contea di Cook, USA), il film sfoggia un cast di prim’ordine: “sua maestà” Anthony Hopkins nel ruolo di Padre Lucas Trevant (l’attore giusto al posto giusto), Colin O’Donoghue nei panni di Michael Kovak, la sempre splendida Alice Braga nel ruolo di Angelina Vargas (giornalista che aiuterà e sosterrà Michael nel proprio percorso di Fede), Marta Gastini nel ruolo di Rosaria, solo per citare i quattro protagonisti attorni ai quali ruota l’intera storia.
Tra gli attori, anche Maria Grazia Cucinotta nei panni di Andria, la zia di Rosaria, Ciarán Hinds (padre Xavier), Rutger Hauer (nel ruolo di Istvan Kovak, il padre di Michael), Toby Jones (Padre Matthew). Degna di nota anche la prova di Arianna Veronesi, molto convincente – benché la parte sia circoscritta a pochi minuti – nei panni di Francesca, il cui figlio è vittima di fenomeni riconducibili alla presenza demoniaca. È questa una delle scene più significative dell’intero film.

Il film è tratto dal romanzo di Matt Baglio “The Rite: The Making of a Modern Exorcist” (2009), che racconta le reali vicende dell’esorcista statunitense Padre Gary Thomas, figura ispiratrice del personaggio di Michael Kovak nonché consulente del film. Le abilità di Jan Mikael Håfström e dello sceneggiatore australiano Michael Petroni hanno reso possibile la realizzazione di un lavoro apprezzato da critica e pubblico appassionato. La produzione è affidata a Beau Flynn e Tripp Vinson.

La trama del film è, nei tratti generali, molto snella e semplice. Michael Kovak, figlio di un imprenditore operante nel ramo delle pompe funebri, entra in seminario. Una scelta sofferta quella del giovane ed introverso Michael, in perenne conflitto interiore: egli, infatti, non possiede una autentica Fede, una vera e propria vocazione. Scettico e dubbioso verso la Fede e la religione, è inviato a Roma, sponda Vaticano, in qualità di apprendista esorcista. A Roma, entra in contatto con Padre Lucas Trevant, esorcista di lungo corso, impegnato con diversi casi di possessione demoniaca, tra i quali quello che vede coinvolta Rosaria. Le vicende, dall’inizio alla fine, si svilupperanno in modo sovrannaturale, sorprendente, spesso sconvolgente. Il Demonio, infatti, dopo aver ucciso la povera Rosaria (magistrale la interpretazione di Marta Gastini), si impossessa di Padre Lucas. L’esorcismo finale, eseguito non senza patemi dall’inesperto Kovak, costituisce l’apice di questo straordinario dramma religioso che si sviluppa e si snoda tra ragione, scetticismo e Fede.

Un viaggio tra scetticismo e Fede

“Il Rito” è più di un film horror. Del resto, questo è un segno distintivo di tutti i migliori lavori che hanno al centro il tema della Fede e del rito dell’esorcismo. “L’Esorcista”, “Il Rito” e “L’Esorcismo di Emily Rose” (film del 2005 diretto da Scott Derrickson) compongo idealmente – per chi scrive – il trittico perfetto. Film sì in grado di inquietare ed incutere terrore e angoscia mediante i classici schemi e gli altrettanto tipici espedienti horror ma, peculiarità ben più importante, siamo in presenza di opere cinematografiche volte a far riflettere lo spettatore: l’esistenza del Male, del Maligno, del Diavolo, la possessione demoniaca, l’eterno scontro dialettico tra il pensiero razionale e la dottrina religiosa. Temi, evidentemente, delicati, profondi, sempre capaci di accendere un aspro dibattito che, di certo, non può esaurirsi con un film.

Tutti i personaggi principali de “Il Rito” palesano una complessità interiore e psicologica degna di nota. Se ne “L’Esorcista” la posseduta era una bambina – la dodicenne Regan MacNeil, interpretata da Linda Blair – ancora acerba e immatura, ne “Il Rito” questo onere spetta a Rosaria, ragazza vittima di una violenza sessuale da parte del padre. Rosaria rimarrà incinta: è questo l’episodio che identifica e scatena la possessione demonica. La figura di Rosaria – impreziosita, ribadiamo, dalla interpretazione da Oscar della nostra Marta Gastini – rappresenta uno dei fulcri attorno ai quali gravitano le vicende: al contempo vittima innocente e incarnazione del Demonio, abile provocatrice e dissimulatrice quando è il Demonio a impossessarsi delle sue facoltà, delle sue azioni, delle sue parole e del suo corpo. Eloquente l’incalzante scambio di battute tra Rosaria – in quel momento in ospedale e sotto l’effetto della possessione demoniaca –, Padre Lucas Trevant e Michael Kovak:

Padre Lucas: “Di’ il tuo nome!”
Rosaria: “Non lo dirò mai”
Padre Lucas: “Perché vivi in lei?”
Rosaria: “Perché la sua sofferenza è dolce”
Padre Lucas: “Cosa vuoi fare con lei?”
Rosaria: “Voglio mangiare le mosche della sua putrefazione”
Padre Lucas: “Come sei entrato in lei?”
Rosaria: “Con il seme di suo padre”
Kokav: “Quindi ricordi chi ti ha stuprata?”
Padre Lucas: “Non devi parlare con lui”
Rosaria inizia a parlare in lingue straniere.
Kovak: “No, non ti capisco”
Rosaria: “Malakas”
Kovak: “Sai dire parolacce in tutte le lingue?”
Rosaria: “Ergo…” (recita alcune parti della Bibbia)
Kovak: “Conosci bene la Bibbia”
Rosaria: “Optime cognosco”
Kovak: “Sei intelligente”
Rosaria: “Non blandirmi, scettico! Sono io che ho scelto te…”
Kovak: “Perché mi chiami scettico?”
Rosaria: “Perché lo sei! Un bugiardo riconosce un bugiardo…”
Kovak: “Sei una bugiarda, Rosaria? In cosa vorresti che credessi?”
Rosaria: “Non c’è niente in cui credere”
Kovak: “Ah.. quindi non c’è il Diavolo e non sei posseduta?”

In questa scena che trasuda pathos, realismo e genialità artistica, lo scontro tra il Diavolo e Michael Kovak raggiunge, probabilmente, la vetta massima in quanto a intensità emotiva. Una tensione persino maggiore rispetto a quando Rosaria, nel corso dell’esorcismo a casa di Padre Lucas, si rivolge al giovane Michael Kovak attraverso un turpiloquio traumatizzante e spiazzante.
La sfida è aperta. Il Diavolo, entità onnisciente sovrannaturale, si fa beffa di Kovak; Michael, benché sfoderi un apparente autocontrollo ed una altrettanto apparente autorità rivolgendosi in modo quasi insolente al Diavolo, viene smascherato per quel che in realtà è: uno scettico. “Un bugiardo riconosce un bugiardo”, appunto. Il Demonio, bugiardo e impostore per eccellenza, rivela ciò che Michael ancora è in quel preciso istante: uno scettico, un uomo investito da molti dubbi e poca Fede.

Lo scetticismo di Michael Kovak era emerso, in precedenza, ancor più tangibile in occasione dei seminari sulla pratica dell’esorcismo e sulla possessione demoniaca. In quella occasione, lo scambio di battute tra Padre Xavier, la giornalista Angelina Vargas (interessata alle pratiche di esorcismo e che nasconde un oscuro passato familiare) e Michael costituisce un passaggio chiave all’interno del film:

Padre Xavier: “Sicuramente, il segno più riconoscibile di una possessione è la reazione negativa a qualunque oggetto sacro venga proposto: crocifisso, acqua santa. L’uomo di cui ascoltavate le urla reagiva ad un crocifisso appoggiatogli sulla testa”
Angelina Vargas: “Mi scusi Padre”
Padre Xavier: “Si?”
Angelina Vargas: “E se fosse affetto dal delirio di essere posseduto? Non avrebbe avuto una reazione molto simile?”
Padre Xavier: “In effetti è facilissimo confondere una malattia psichiatrica con la possessione. È l’esorcista che deve saper riconoscere l’una dall’altra”
Suora: “Ma come si fa?”
Padre Xavier: “Ci sono parecchi modi. Per esempio i paranoici schizofrenici non sono consapevoli di delirare”
Michael Kovak: “E nemmeno i posseduti nel momento in cui sono posseduti, no?”
Padre Xavier: “Non la persona posseduta in periodi di lucidità, è questo il punto”
Michael Kovak: “Come anche gli schizofrenici”
Padre Xavier: “Una persona non può di punto in bianco acquisire delle capacità solo perché sta delirando. L’uomo che ascoltavate prima è tedesco. Come può all’improvviso saper parlare russo?”
Michael Kovak: “Come può un ragazzo di un villaggio africano, trovato a 600 km da casa, affermare di essere stato rapito dagli alieni? È altrettanto improbabile. Ma noi consideriamo pazzo il ragazzo e non il tedesco perché il ragazzo crede negli alieni e il tedesco crede in Dio”
Padre Xavier: “Non siamo qui per esaminare la religione con gli occhi della scienza. L’oggetto di questo corso è osservare i fenomeni attraverso la lente della Fede”

Questo passaggio, come si evince facilmente, è una fucina di spunti. Le argomentazioni espresse e portate avanti da un dubbioso Kovak non solo sono funzionali al film, ma costituiscono un attuale, altissimo e sopraffino slancio di riflessione sul mondo, sulle umane credenze e convenzioni, sul significato della Fede e sulla superiorità della Fede rispetto ad altri “atti di fede”, benché di tipo non religioso. Una società che, appunto, legittima persone che si definiscono possedute ma diffida di persone che si dicono rapite dagli alieni. Posseduto il primo, pazzo il secondo. “Il Rito”, appunto, è molto di più di un semplice film horror, è molto di più di semplice intrattenimento cinematografico.

Lo scetticismo e la poca fiducia in se stesso vengono finalmente vinti, da Micheal Kovak, quando questi si trova al cospetto di Padre Lucas Trevant, ormai posseduto dal Demonio. In questo frangente, sebbene non manchino le differenze, possiamo scorgere una parallelismo tra “L’Esorcista” e “Il Rito”. In entrambi i casi, infatti, l’epilogo vede al centro la possessione demoniaca dell’esorcista stesso: Padre Damien Karras (interpretato da Jason Miller) ne “L’Esorcista”, Padre Lucas Trevant ne “Il Rito”. Ma se Padre Karras – appena accortosi della avvenuta possessione – si sacrifica suicidandosi, salvando la vita alla piccola Regan e scacciando il Demone Pazuzu (in precedenza muore anche Padre Lankester Merrin, interpretato da Max von Sydow), Padre Trevant subisce una possessione lunga e dolorosa (emblematico, e cinematograficamente assai efficace, il progressivo degrado fisico ed interiore operato dal Maligno sul religioso, dallo schiaffo dato alla bambina ai vistosi segni neri sulla pelle), ma che si risolve nella vittoria di Dio sul Demone, Baal (o Ba’al).
Il parallelismo, con le dovute divergenze, non si esaurisce qui. Infatti, tanto Padre Karras (gesuita greco-cattolico) quanto Padre Lucas (gesuita gallese-cattolico) mostrano una psicologia complessa, un contino morso interiore che produce dubbi e perdita di Fede.

Ed è proprio Baal, inconsapevolmente, a sconfiggere se stesso, rivelando la propria presenza fisica ad uno scettico Michael. “L’unghia sporca di Dio”: “God’s dirty fingernail”, recita la battuta originale in inglese. Prove inequivocabili della presenza del Diavolo nella vita di Michael, sin da bambino. Lo scetticismo di Michael Kovak, del resto, costituisce una delle colonne portanti del film. “Scettico!”: così viene apostrofato il giovane prete da un Padre Lucas sotto il degenerante effetto della possessione demoniaca.

Il credere nella presenza del Diavolo – ormai incontrovertibilmente rivelatosi – porta, come diretta conseguenza, all’accettazione di Dio. “I believe in you. I believe in the Devil. I believe in you… so I believe in God”. E ancora: “Io accetto Dio”. Frasi da pelle d’oca pronunciate in un crescente climax.
Lo scetticismo è vinto, Dio ha trionfato, Baal – esorcizzato da Michael – costretto ad abbandonare il corpo di Padre Lucas. Un Baal, tuttavia, non domo.
“I will never leave you, Michael. I will never leave you”, “Non ti lascerò mai, Michael, Non ti lascerò mai” è la minaccia del Demone prima che questi lasci il corpo di Padre Lucas tra rumori sinistri e versi tanto gutturali quanto infernali.

“Scegliere di non credere nel Diavolo non ti proteggerà da lui” (Padre Lucas Trevant).

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