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Il Mostro di Flatwoods

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Mostri, creature, misteriose entità, esseri metà uomo e metà animali. La cultura popolare, dall’Europa all’Asia passando per il Continente americano, trabocca di siffatte storie. Folklore, leggenda, mito e moderna mitologia per alcuni, sottaciute ed inspiegabili verità per altri. In ogni caso, belle, affascinanti, ricche, capaci di suscitare quel “brivido” di imperscrutabile curiosità anche negli individui più razionali.

Il 12 settembre 1952, questa particolare mitologia si arricchisce di un nuovo tassello. Stati Uniti d’America, West Virginia, Contea di Braxton. La cittadina è Flatwoods, un insieme di case sperduto che, stando al censimento del 2010, conta poco meno di 300 abitanti. Tra mistero, suggestione e spiegazioni razionali e scientifiche, ecco la storia del cosiddetto “Mostro di Flatwoods”.

L’avvistamento

12 settembre 1952. Ore 19:15. Nella rurale campagna della West Virginia, tre ragazzini si trovano a giocare insieme. I fratelli Edward e Fred May (rispettivamente di 13 e 14 anni; altre fonti danno Fred di 12 anni) ed un loro amico, Tommy Hyer, di 10. D’un tratto, i tre avvistano nel cielo un oggetto luminoso: questo si getta a gran velocità in direzione di un terreno, al di là della collina, il cui proprietario si chiama G. Bailey Fisher, un contadino locale.

I tre ragazzi, spaventati ed eccitati allo stesso tempo, si dirigono dalla signora Kathleen May, la madre dei due fratelli. La donna, quindi, organizza una piccola “spedizione”, intesa a scoprire cosa sia realmente accaduto. Kathleen, i due figli, Tommy, altri due giovani del luogo – Neil Nunley, 14 anni, e Ronnie Shaver, 10 anni – e Eugene Lemon, Guardia Nazionale del West Virginia di appena 17 anni, compongono questa curiosa “compagnia”, diretta alla fattoria del malcapitato e probabilmente ignaro signor Fisher.

Raggiunta la collina sulla quale, presumibilmente, è appena precipitato lo strano oggetto luminoso, il gruppo di persone assiste a strani fenomeni: una sorta di palla luminosa pulsante si libra sospesa in aria, una strana nebbia pungente (“pungent mist”, secondo le trascrizioni originali) in grado di provocare un forte senso di nausea e malesseri fisici aleggia tutt’intorno. Ma soprattutto, tutti intravedono nella nebbia una strana creatura: una figura di alta statura (circa 3 metri), occhi profondi tra il nero ed il verdastro, una strana testa rossa circondata da quello che sembra essere un cappuccio. Il corpo di colore nero o di un verde particolarmente intenso e scuro.

Kathleen afferma di aver scorto piccole mani simili ad artigli (“small, claw-like hands”), pieghe sul corpo ed una testa simile alla forma dell’Asso di Picche (“a head that resembled the ace of spades”). Non solo: la inquietante figura, ad un tratto, emette un suono acuto e sibilante. Il gruppo fugge, impaurito.

Le indagini

Difficile credere ad una simile storia. Surreale, non provabile. È proprio in quegli anni, peraltro, che nasce e sviluppa la “UFO mania”, sull’onda di quel famigerato incidente avvenuto a Roswell (New Mexico) il 2 luglio del 1947. Senza ombra di dubbio, il caso UFO più sviscerato e chiacchierato nella storia della ufologia.
Kathleen May racconta lo svolgimento degli accadimenti allo Sceriffo, Robert Carr, e a A. Lee Stewart Jr., del giornale locale “Braxton Democrat”.
Lo Sceriffo ed il suo vice iniziano immediatamente – la sera stessa – ad indagare, setacciando in lungo e in largo non solo il luogo della misteriosa scoperta ma anche i terreni circostanti. Emerge un fatto, ma anch’esso controverso e non condiviso: nell’aria, a quanto pare, è percepibile un odore metallico, sulfureo, acre, penetrante. Sul luogo si reca anche un ufologo, Gray Barker, di “Fate”, rivista specializzata in attività paranormale fondata nel 1948 da Raymond A. Palmer e Curtis Fuller.
Lo Sceriffo, tuttavia, non nota null’altro di particolare: nessun oggetto misterioso, nessuna creatura, nulla di nulla. Al contrario, Stewart afferma di aver visto strane tracce scure in terra, di aspetto “gommoso-liquido”, compatibili – secondo il parere degli ufologi – con l’atterraggio di una navicella aliena. L’oggetto luminoso in cielo, come riporta Barker, viene ad ogni modo avvistato anche da altri cittadini della zona in un raggio di svariate miglia. L’oggetto, dunque, c’è, esiste.
Un UFO?

Le ipotesi

A questo punto della vicenda, inizia il classico palleggio di ipotesi e verità (spesso, sedicenti verità), in cui le opposte fazioni si rimpallano accuse e tesi radicalmente stridenti e contrastanti. Ufologi da un lato, scienziati, razionalisti e militari dall’altro, questi ultimi a negare le supposizioni e le affermazioni degli ufologi stessi. Naturalmente, e come sempre accade in queste circostanze, gli ufologi avvalorano tesi e testimonianze funzionali alla propria attività, benché spesso non abbiano modo di provare queste ipotesi.

Le testimonianze raccolte nel corso delle indagini immediatamente successive al fatto o reperite nel corso dei decenni (su tutte, si citano le ricerche condotte da Joe Nickell, del Committee for Skeptical Inquiry – CSI), tendono ad escludere la presenza di UFO nei cieli del West Virginia la sera del 12 settembre 1952.
Verosimilmente si è trattato di un meteorite, visibile quella sera nei cieli di ben tre Stati: Maryland, Pennsylvania e, appunto, West Virginia. L’odore metallico e di zolfo, nonché la nebbia possono essere ricondotte all’impatto dell’oggetto celeste con il suolo, non prima di essersi in parte polverizzato a contatto con la densa atmosfera terrestre. In ogni caso, non possiamo conoscere con certezza la natura di questo presunto odore avvertito dal gruppo di persone recatosi sul luogo dell’”avvistamento UFO”. Odori già noti e presenti (ad esempio, vegetazione dall’odore particolarmente pungente) ma percepiti in modo distorto a causa della suggestione e del terrore suscitato dallo strano fenomeno? Probabilmente sì. Persino il “mistero” del materiale vischioso ed oleoso nero, attribuito alla presenza di una navicella aliena in atterraggio, sembra facilmente spiegabile: olio motore lasciato dal pick-up di un abitante locale anch’egli incuriosito dallo strano oggetto precipitato, Max Lockard. E le luci pulsanti intraviste nella nebbia? Con ogni probabilità, si tratterebbe di luci provenienti da aerei nei paraggi in quel preciso istante.

“Welcome to Flatwoods, Home of the Green Monster”

“The Flatwoods Monster”, “The Phantom of Flatwoods”, “The Braxton County Monster”, “The Visitor from Outer Space”. Questi e molti altri gli appellativi dati alla misteriosa e mai appurata creatura avvistata da Kathleen May ed il gruppo di ragazzi al suo seguito.

Anche in questo caso, i sostenitori della tesi dell’UFO sono inclini ad avvalorare le affermazioni della May e dei ragazzi. Sebbene impauriti e psicologicamente provati, queste persone hanno realmente visto qualcosa di “strano”, una creatura “non-umana” ancorché ignota. Tesi, tuttavia, assai traballante.

Indagini e la conoscenza della natura del luogo fanno supporre che la creatura sia, in realtà, un gufo, una civetta, più verosimilmente un barbagianni, animali notturni dalle caratteristiche fisiche compatibili con le descrizioni rilasciate dai testimoni oculari dell’evento. Testa tozza e rotonda, occhi penetranti, verso stridulo e acuto. Probabilmente appollaiato su un ramo, questa tipologia di animale è stata scambiata per un essere dalle fattezze “aliene” e “sovrumane”.

“Welcome to Flatwoods, Home of the Green Monster”, appunto. Così recitano i cartelli posti all’entrata della piccola cittadina del West Virginia. Una storia che gli occhi della scienza, della ragione e del buonsenso rendono spiegabile: un meteorite, un barbagianni mal interpretati e poi suggestione mista a panico – e probabilmente la scarsa conoscenza della fauna locale – hanno fatto il resto, trasformando quella che sembra una banale storia di fenomeni ed esseri naturali di questa Terra in un racconto del paranormale.

Vicende e narrazioni che si ripetono, ciclicamente, in tutto il mondo. Il Mostro di Flatwoods è entrato di diritto nella storia popolare americana sin da quel 12 settembre 1952, quando i fatti sono capaci di richiamare l’attenzione di stampa ed opinione pubblica, scienziati e scettici, ufologi e amanti del paranormale. La cittadina, inevitabilmente, vive sulla memoria di quell’evento, perno culturale-folkloristico di questa comunità.

Onestamente, poco importa. La mitologia moderna, come sappiamo, narra di creature misteriose ed UFO. Come nel caso del Mostro di Flatwoods. Si tratta di storie – nate da cause diverse e per scopi altrettanto diversi – le quali, accantonando per un attimo scienza e razionalità, sono capaci di suscitare curiosità e fascino e, perché no, quel nodo interrogativo che oscilla tra verità razionale e dimensioni ancora non afferrate e afferrabili dalla umana scienza.

Ieri erano le creature divine delle antiche mitologie e delle antiche civiltà, oggi esseri che si rivelano parzialmente in notti buie e nebbiose…

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