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Le torture con la corda: la regina dei tormenti

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La corda, nella tortura, è definita la regina dei tormenti. Questo perché era economica, facilmente reperibile e poteva infliggere molto dolore con il minimo sforzo. In effetti è proprio alla corda che dobbiamo il nome “tortura”, poiché grazie ad essa venivano torte (da torcere) le membra dei condannati. Ma vediamo nel dettaglio quali erano le torture con la corda.

I tratti di corda

Una delle torture più frequenti era di certo il tratto di corda. Come veniva eseguito? Il metodo principale era questo:

alla vittima venivano legate le mani dietro la schiena, poi un’altra corda veniva fatta passare in mezzo alle braccia e veniva legata.

L’estremità di questa corda era fissata a una carrucola e la vittima veniva issata a qualche metro da terra, facendo così gravare tutto il peso del corpo sulle spalle.

A questo punto il prigioniero veniva lasciato in questa posizione, magari con dei pesi attaccati ai piedi per provocare più dolore alle spalle, o venivano applicati i tratti di corda.

La corda alla quale la vittima era legata veniva lasciata andare brevemente, facendo precipitare il prigioniero. Prima che cadesse al suolo, però, la corda veniva fermata di colpo, provocando un forte dolore alle spalle e molto spesso slogandole.

Il prigioniero veniva così lasciato penzolante con le spalle slogate fino a un’ora, o fino a quando la legge lo permetteva. Poi le spalle veniva risistemate e una nuova sessione poteva avere luogo nei giorni successivi.

Dalle testimonianze di Padre Labat, un domenicano che viaggiò per l’Italia per conto del Santo Uffizio, emerge anche che alcune delle persone sottoposte ai tratti di corda non provavano quasi dolore.

Questo perché venivano “allenati” e sapevano come muoversi per evitare la slogatura, o per slogarsi le spalle col minor dolore possibile.

La veglia

la veglia tortura

In altri casi il prigioniero veniva steso sul pavimento, in un’intelaiatura di legno. Le mani gli venivano legate sopra la testa e gli venivano immobilizzati i piedi.

Poi delle leve azionavano delle funi legate alle mani e ai piedi, alzando il corpo per le estremità. Questa posizione era estremamente scomoda perché la schiena non aveva nessun punto d’appoggio.

Gli aguzzini hanno però pensato ad un ulteriore metodo per far soffrire le vittime. Sotto alla schiena venivano posti dei puntelli in metallo o dei chiodi, così che il poveretto dovesse mantenere la schiena alzata per non ferirsi.

Questa tortura era nota come “la veglia” perché per i prigionieri era impossibile rilassarsi o dormire senza venire infilzati.

Altre varianti prevedevano dei rulli con delle spine sotto la schiena della vittima.

Allungamenti

 

Un’altra tortura che si poteva effettuare con la corda erano gli allungamenti forzati. La vittima veniva messa su una tavola allungabile e le venivano legati mani e piedi alle due estremità della tavola.

Con delle corde azionate da un argano, la tavola veniva allungata e di conseguenza anche il corpo della vittima. Questo causava prima forti dolori, poi slogature di spalle e gambe e poi la rottura dei tendini.

Tutti questi metodi sono meglio descritti nel libro “Gli strumenti di Tortura” di Michael Kerrigan, che consiglio vivamente agli appassionati di tortura come me!