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Kerry Lyn Dalton – torturatrice o innocente?

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Death Row, Braccio della morte. È la sezione delle carceri statunitensi in cui i condannati alla pena capitale – in quegli Stati in cui vige tale legislazione – attendono il giorno della propria esecuzione. Giorni, mesi, anni, decenni. Sì, decenni: contraddizioni e storture della giustizia a stelle e strisce che annacquano una pena – quella capitale – che, al contrario, dovrebbe essere applicata in tempi assai brevi e rapidi affinché possa esercitare al meglio la propria spietata efficacia.

Speranze in un clamoroso rovesciamento delle sentenze o rassegnazione di fronte ad incontrovertibili evidenze fattuali sono gli stati d’animo che si mescolano e si alternano nel Braccio della morte.

Kerry Lyn Dalton appartiene al Braccio della morte da oltre 23 anni. Un caso, quello che vede protagonista la donna appena menzionata, che ancora fa parlare di sé, al centro di polemiche mai sopite le quali hanno prodotto un movimento a favore della Dalton, nonché ulteriormente minato un sistema investigativo e giudiziario sì all’avanguardia ma non privo di evidenti pecche e falle.

Perché Kerry Lyn Dalton è stata condannata a morte? Ecco i fatti.

1988, l’omicidio di Irene “Melanie” Louise May

Live Oak Springs, California. È in questa sperduta area californiana che si consuma il dramma che andremo a raccontare. Un episodio figlio di un degrado sociale fatto di nuclei familiari allo sfascio e allo sbando, consumo smodato di sostanze stupefacenti, personaggi che agiscono nell’illegalità.

Una cornice in cui due donne – una carnefice, l’altra vittima – si ergono a protagoniste indiscusse. Kerry Lyn Dalton, la carnefice, Irene “Melanie” Louise May, la vittima.

Irene “Melanie” May, 23 anni, è madre di tre figli. Tribunali e servizi sociali, però, le impediscono di esercitare il ruolo di madre.

Irene è una consumatrice compulsiva di metanfetamine. Sbandata e senza futuro, la ragazza trova alloggio presso l’abitazione di Kerry Lyn Dalton, anch’ella tossicodipendente.

La Dalton è una donna irascibile, “distruttiva”, come è stata giustappunto definita; un tratto caratteriale ulteriormente enfatizzato dall’uso di droghe.  Ha un fidanzato, Mark Lee Tompkins, una sorta di fantoccio nelle mani di Kerry Lyn, anch’egli consumato dall’uso delle più svariate droghe.

La Dalton viene arrestata per possesso di droga. Irene May, a questo punto, ha campo libero. Sperpera i propri soldi in droga. Arriva addirittura a vendere i suoi pochi averi e ciò che trova in casa di Kerry Lyn. Tra cui, i gioielli della Dalton stessa. Un errore che le sarà fatale. Quando Kerry Lyn esce dal carcere e ritorna a casa, il bubbone scoppia in maniera feroce.

Kerry Lyn va su tutte le furie. La vendetta della donna nei confronti della propria coinquilina si abbatte in modo tanto imprevedibile quanto disumana.

Il 26 giugno 1988, Kerry Lyn Dalton inscena il crimine che le aprirà le porte del Death Row, il Braccio della morte. Irene May, ormai consapevole di essere al centro delle mortali e sanguinarie ire di Kerry Lyn, si sente sopraffatta. Cerca di negare i fatti, la vendita degli averi della Dalton, ma quest’ultima, tuttavia, è preda di una spirale di odio irreversibile. Inizia, allora, un gioco, un macabro gioco.

Irene May, costretta ad una sedia, viene ripetutamente torturata. Presenti alla tortura anche Mark Lee Tompkins – l’onnipresente fidanzato di Kerry Lyn Dalton –, una sua amica, Sheryl Ann Baker, ed un terzo uomo conosciuto solo col nome di George. Irene May viene sadicamente torturata per ore: dapprima con l’elettricità, quindi con una padella di metallo (in testa e in altre parti del corpo, sino a provocare la frattura delle ossa).

Quindi, assentatasi per un istante e lasciata Irene nelle mani degli altri tre torturatori, Kerry Lyn si ripresenta al cospetto della vittima con una siringa in mano, contenente acido della batteria dell’automobile. Una iniezione dolorosa e velenosa. Ad uccidere definitivamente Irene May è Mark, il fedele fidanzato: coltellate alla gola pongono fine alla vita della ragazza.

Il silenzio rotto, i verdetti ed il mistero sul cadavere di Irene May

I fatti del 26 giugno 1988 sembrano archiviati, occultati da una spessa coltre di omertà. Nel 1992, tuttavia, qualcuno parla e denuncia. Il caso esplode in tutto il suo fragore. Il 14 maggio 1992, Kerry Lyn Dalton viene arrestata. Sheryl Ann Baker è arrestata e condannata a 15 anni di reclusione per omicidio di II grado. Mark Lee Tompkins è condannato a 25 anni di carcere per omicidio di I grado. Kerry Lyn Dalton è dichiarata colpevole di omicidio di I grado: il 23 maggio del 1995 è condannata a morte per iniezione letale. Oggi, la donna ha 59 anni ed è detenuta nel Central California Women’s Facility di Chowchilla, California. 23 anni di oblio in attesa dell’esecuzione.

I dubbi, le contraddizioni e i lati oscuri attorno all’omicidio di Irene May si manifestano evidenti sin dalle prime fasi del processo. Omicidio? C’è chi sostiene, infatti, si sia trattato di un presunto omicidio, di un sedicente omicidio. Un delitto mai avvenuto.

Kerry Lyn Dalton, infatti, si è sempre professata innocente. Ma ciò non è sufficiente.

Manca un cadavere, il cadavere di Irene “Melanie” Louise May. Mancanza di un cadavere, di armi del delitto, di una scena del crimine. Mancanza di certificati di morte: documenti pubblici testimoniano questo curioso fatto. La ricerca, che copre un volutamente dilatato arco di tempo che va dal 1905 al 2017, non ha condotto ad alcun risultato: sembra quasi che Irene Louise May non sia mai esistita. Dissolta nel nulla, un fantasma.

Il corpo, stando alle testimonianze e alle supposizioni investigative, è stato dapprima fatto a pezzi da Tompkins e George, quindi smaltito dai due uomini all’interno di una riserva indiana, così da non poter essere più ritrovato. Persino uno dei mariti della vittima si è rifiutato di collaborare con le autorità, affermando, tra l’altro, di aver rivisto la donna qualche mese dopo il presunto omicidio.

Siamo in presenza, dunque, di un clamoroso errore giudiziario e di un processo puramente indiziario basato su inattendibili testimonianze e altrettanto inverosimili racconti alterati e distorti dall’uso di sostanze stupefacenti?

Kerry Lyn Dalton è davvero innocente, come dichiara? Lo sceriffo intervenuto la sera del presunto omicidio annota che la chiamata effettuata dalle case (furto con scasso) è stata registrata sotto il codice “5150”, preposto ad indicare emergenze provenienti da persone incapaci di intendere e volere e di comprendere la realtà.

Dal 1995, la battaglia legale della Dalton – affiancata e sostenuta da parenti e da un movimento innocentista a lei solidale – non scema di intensità nei confronti di autorità investigative e giudiziarie, ree – secondo la Dalton – di aver condannato a morte una innocente. In particolare, al centro delle polemiche vi è Jeff Dusek, Chief Deputy District Attorney, Contea di San Diego, California, accusato dalla Dalton di cattiva condotta intenzionale.

Il caso che ruota attorno alla figura di Kerry Lyn Dalton, evidentemente, è tutt’altro che di semplice risoluzione. Da una parte, infatti, abbiamo una losca storia di torture culminate in un efferato omicidio, dall’altra una donna – Kerry Lyn Dalton, la carnefice – che si proclama innocente ed un processo indiziario privo di un cadavere.

Kerry Lyn Dalton: una torturatrice nel Braccio della morte o un’innocente in attesa di una condanna a morte ingiusta? Scrivi la tua nei commenti qui sotto.

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