Foto di archivio di GloboTV
Era il 2010 quando il Brasile rimase sconvolto da un crimine efferato, destinato a diventare un simbolo di violenza e impunità. Eliza Samudio, giovane madre di 25 anni, scomparve nel nulla dopo essere stata attirata in una trappola mortale. L’accusato? Bruno Fernandes de Souza, stella nascente del calcio brasiliano, suo ex amante e padre del piccolo Bruninho. Quello che emerse dalle indagini fu un racconto agghiacciante: tortura, omicidio e un corpo fatto a pezzi e fatto sparire per sempre.
Il caso scatenò un dibattito nazionale sulla giustizia, il machismo e il potere delle celebrità. A oltre un decennio di distanza, la storia di Eliza Samudio resta una ferita aperta.
L’inizio della relazione e la gravidanza contestata

Eliza Samudio e Bruno Fernandes de Souza si conobbero nel 2008, secondo alcune testimonianze, anche se lo stesso calciatore sostenne di averla incontrata per la prima volta solo nel maggio 2009, durante un barbecue a Rio de Janeiro. Fu in quell’occasione, secondo la ricostruzione dello stesso Bruno, che i due ebbero un rapporto sessuale durante un’orgia nella casa di un altro giocatore del Flamengo. Il portiere ammise che il preservativo si era rotto durante il rapporto, aggiungendo che questo tipo di feste erano comuni tra i calciatori professionisti.
Dopo quell’episodio, i due iniziarono a frequentarsi con una certa regolarità. Eliza, che aveva precedentemente lavorato come escort, abbandonò quell’attività su richiesta di Bruno, il quale le aveva promesso che avrebbe lasciato la moglie, Dayanne Rodrigues, per costruire una vita con lei. Tuttavia, quando nell’agosto 2009 Eliza annunciò di essere incinta, la reazione del calciatore fu di rabbia e rifiuto.
Bruno le propose immediatamente di abortire, ma Eliza si rifiutò categoricamente. Fu in quel momento che il portiere decise di troncare bruscamente la relazione, lasciandola sola ad affrontare la gravidanza. Questo segnò l’inizio di un escalation di minacce e pressioni da parte di Bruno, che tentò in ogni modo di evitare di riconoscere la paternità del bambino. La situazione degenerò rapidamente, trasformando quella che era stata una storia passionale in un incubo di violenza e coercizione, culminato con la tragica scomparsa di Eliza nel giugno 2010.
Le prime aggressioni e il fallimento della giustizia
Il 13 ottobre 2009, Eliza Samudio denunciò Bruno alla polizia per un episodio di violenza avvenuto il giorno precedente: il portiere, insieme a due complici, “Russo” e “Macarrão”, l’aveva tenuta segregata, costretta a ingerire sostanze abortive e minacciata con una pistola puntata alla testa dallo stesso Bruno. Nonostante la gravità delle accuse, gli esami tossicologici e le indagini procedettero a rilento, tanto che i risultati forensi furono completati solo nel luglio 2010, quando ormai Eliza era già stata assassinata.
Bruno, pur essendo formalmente obbligato dalla polizia a mantenere una distanza di almeno 300 metri da Eliza, reagì con disprezzo alle accuse. In una nota pubblica, la definì una bugiarda in cerca di fama, sostenendo che volesse solo danneggiare la sua carriera, rifiutandosi di riconoscere qualsiasi legame con lei al di fuori di un rapporto occasionale.
La risposta delle istituzioni fu ancora più sconcertante. La giudice Ana Paula Freitas respinse la richiesta di protezione di Eliza, sostenendo che la Legge Maria da Penha (nata per proteggere le donne dalla violenza domestica) non si applicasse al caso, poiché i due non avevano una relazione stabile ma solo “occasionale”. La gravidanza di cinque mesi di Eliza non fu considerata un elemento rilevante.
Il 10 febbraio 2010, Eliza diede alla luce il bambino a San Paolo, dove si era rifugiata presso un’amica. Bruno rifiutò di riconoscere la paternità, accusandola di essere una prostituta interessata solo al suo denaro e di usare una gravidanza per estorcergli soldi. Eliza, però, non si arrese: intentò una causa per il riconoscimento del figlio e chiese gli alimenti, mentre Bruno, sempre più furioso, iniziò a pianificare la sua vendetta.
L’esame tossicologico confermò infine la presenza di sostanze abortive nelle urine di Eliza, ma ormai era troppo tardi. La lentezza delle indagini e il pregiudizio istituzionale avevano lasciato Eliza senza protezione, consegnandola di fatto alle mani del suo assassino. Un fallimento della giustizia che avrebbe avuto conseguenze irreparabili.
La scomparsa e l’atroce destino
Eliza partorì a San Paulo, dove poi rimase a casa di alcune amiche, ma il 4 giugno del 2010, il giocatore le chiede di raggiungerlo nella sua casa di Esmeraldas, nello stato di Minas Gerais. Le aveva promesso che avrebbero parlato di un accordo riguardo il mantenimento del figlio e la donna non ci pensò due volte, perché ancora sperava in una riconciliazione con il giocatore, e partì con il figlio.
Dopo quel viaggio, però, di Eliza non si ha più alcuna notizia. Il 26 giugno Bruno viene indagato come sospetto nella sua sparizione e 10 giorni più tardi suo cugino di 17 anni anni dichiarerà alla polizia di aver partecipato al sequestro di Eliza. Racconta che venne legata e strangolata dall’ex poliziotto Marcos Aparecido dos Santos che poi fece uscire tutti dalla stanza. Sempre secondo il giovane, l’ex poliziotto ricomparve dopo diverso tempo con un grande sacco che conteneva il corpo squartato di Elize, ne estrasse una mano e la gettò a dei cani Rottweiler, seppellendo il resto in un luogo sconosciuto.
Il figlio venne dato alla moglie di Bruno, Dayanne Rodrigues, e poi ad alcuni conoscenti che lo portarono in una città vicina, venendo ritrovato dalla polizia giorni più tardi.
Processo e condanne

Bruno non confessò mai di aver partecipato all’omicidio, disse di non essere il mandante, ma dichiarò di essere a conoscenza del piano e di non essersi opposto.
Il processo iniziò il 19 novembre 2012, con diversi accusati oltre a Bruno e all’ex poliziotto, inclusa la moglie del giocatore. Il 4 marzo 2013, il giocatore venne condannato a 22 anni e tre mesi di prigione per omicidio, sequestro e occultamento di cadavere. L’ex poliziotto venne condannato a 22 anni di prigione, mentre Dayanne venne assolta.
Il 28 agosto dello stesso anno, Elenilson da Silva e Wemerson Marques vennero condannati per il sequestro di Bruninho, essendo coloro che l’avevano preso dopo l’omicidio della madre.
Bruno Fernandes ottiene la libertà vigilata nel 2023 e proprio nel giugno di quest’anno è tornato a giocare a calcio per l’Azul e Branco F.C., una squadra di Rio de Janeiro.
Cosa è successo a Bruninho dopo l’omicidio
Dopo essere stato ritrovato dalla polizia, sia la nonna che il nonno materni, separati da anni, ne hanno chiesto la custodia. Il bambino venne affidato alla nonna, dato che si scoprì che il nonno era stato condannato anni prima per lo stupro di una bambina di 10 anni.
Crescendo, Bruninho ha sviluppato un interesse per gli sport, diventando cintura arancione di karate. La sua vera passione però è il calcio e il 22 febbraio 2024, giorno in cui la madre avrebbe compiuto 39 anni, ha firmato il suo primo contratto con l’Athletico Paranaense. Il contratto venne interrotto pochi mesi dopo, ma a luglio ne firmò un altro con il Botafogo, squadra rivale del Flamengo.






