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La Pascualita, manichino o cadavere?

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La Pascualita è il nome dato ad un manichino di abiti da sposa nella città di Chihuahua, in Messico. Secondo la leggenda però non sarebbe un semplice manichino, bensì la figlia morta della vecchia proprietaria.

La storia

Si racconta che nel 1930 la figlia di Pascuala Esparza, la proprietaria del negozio di abiti da sposa, si stava per sposare. La madre le aveva preparato un bellissimo abito da sposa e i preparativi fervevano.

Il destino crudele però volle che proprio appena prima di dirigersi verso la chiesa, la giovane Pascualita venisse morsa da una vedova nera, morendo fra le braccia della madre.

Pascuala, inconsolabile, avrebbe sottratto il corpo della figlia alle autorità, l’avrebbe fatto imbalsamare e l’avrebbe esposto come manichino nel suo negozio, per avere sempre accanto la sua Pascualita.

La gente che passava davanti alla vetrina rimaneva incantata dalla bellezza del manichino e le voci cominciarono a girare. Non era forse vero che la figlia della proprietaria era morta da poco? E quel manichino non somigliava forse a Pascualita, la figlia defunta?

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Tanto bastò alla gente per affermare che quel manichino in realtà fosse un cadavere imbalsamato.

Pascuala Esparza morì e il negozio passò di generazione in generazione ma la Pascualita rimane lì, esposta nella vetrina ad incantare i passanti.

Alcuni affermano che cambi posizione da sola, altri che il suo sguardo li segue.

Ipotesi

La Pascualita viene cambiata due volte alla settimana, rigorosamente a tende chiuse, e le commesse del negozio giurano di essere sempre a disagio quando le vanno vicino.

Ma a parte la leggenda, cosa spinge la gente a pensare che la Pascualita sia in realtà un cadavere? La risposta sta nell’iper realismo del manichino che presenta dettagli stupefacenti.

Le mani soprattutto sono incredibilmente dettagliate, presentando persino le impronte digitali.

Ma è possibile che un cadavere possa rimanere così ben conservato per più di 70 anni?

Se si pensa agli effetti speciali dei film horror non è’ difficile pensare che possa essere un manichino ben fatto, usato a scopo pubblicitario.

Ma ricordiamo che sarebbe stato fabbricato negli anni ’30 dove forse le tecniche attuali non erano ancora conosciute.

Quello di cui però si era a conoscenza in quegli anni erano tecniche di imbalsamazione e pietrificazione perfette.

A questo proposito potete leggere gli articoli di Rosalia Lombardo, del piccolo Marchesino Longhi e di Girolamo Segato.

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