Il Marchesino Longhi, ucciso dalle sorelle

Posted by

La storia del Marchesino Francesco Longhi ha luogo nel castello di Fumone, nel Lazio, già teatro di avvenimenti macabri. Questo castello era stato infatti usato come prigione della Chiesa e molti infedeli vi erano stati torturati e uccisi.

Il castello di Fumone

Arroccato su un’altura nel borgo omonimo in provincia di Frosinone, questo castello è un luogo impregnato di storia e leggenda. La sua posizione strategica lo rese per secoli un avamposto militare cruciale per la difesa dello Stato Pontificio.

L’origine del nome Fumone risale all’antica funzione del castello: sulla sua torre più alta veniva accesa una pira che, sprigionando un denso fumo visibile a chilometri di distanza, avvertiva Roma e i territori circostanti dell’arrivo di nemici. Questo sistema di segnalazione era vitale in un’epoca in cui le incursioni nemiche potevano decimare interi villaggi.

Oggi il castello è di proprietà di Stefano e Fabio de Paolis, che lo hanno aperto al pubblico nel 1990. Tra le mura della fortezza, però, non ci sono solo reperti storici: si narra che almeno 18 fantasmi infestino le sue sale. Non è difficile crederlo, considerando che Fumone fu per secoli una prigione papale, dove venivano rinchiusi e torturati eretici, nemici politici e persino un pontefice.

Papa Celestino V, il Prigioniero più Illustre

Uno dei prigionieri più celebri del castello fu Pietro da Morrone, meglio noto come Papa Celestino V. Eletto nel 1294 dopo un conclave interminabile, il monaco eremita abdicò dopo soli cinque mesi, rifiutandosi di essere coinvolto nelle torbide macchinazioni del potere ecclesiastico.

La sua rinuncia al papato lo rese un pericolo per il suo successore, Bonifacio VIII, che lo fece imprigionare nella rocca di Castel Fumone. Celestino V morì nel 1296 in una cella angusta, larga appena due metri quadrati, in circostanze mai del tutto chiarite. Alcune fonti storiche suggeriscono che sia stato assassinato per ordine dello stesso Bonifacio.

Anche il suo spirito, si dice, sia rimasto intrappolato tra quelle mura: visitatori e custodi raccontano di aver udito lamenti provenienti dalla sua cella o visto un’ombra incappucciata aggirarsi nei corridoi.

La storia del Marchesino Longhi

Ritratto Marchesino Longhi

Ma tra tutte le storie legate al castello, una delle più strazianti è quella del Marchesino Francesco Longhi, un bambino di soli cinque anni vittima di una crudele congiura familiare.

Francesco era l’unico figlio maschio dei Marchesi Longhi, nato dopo sette sorelle. Secondo le leggi dell’epoca, in quanto erede maschio, avrebbe ricevuto l’intero patrimonio familiare, costringendo le sorelle a matrimoni combinati senza dote. Per alcune di loro, questo significava una vita di sottomissione e povertà.

Si dice che le sette sorelle decisero di eliminare il fratellino per garantirsi un futuro migliore. Il metodo scelto fu particolarmente crudele: frammenti di vetro nascosti nel suo cibo o, in alcune versioni, avvelenamento progressivo.

All’inizio dell’Ottocento, la medicina era ancora rudimentale, e quando il piccolo Francesco iniziò a provare dolori lancinanti allo stomaco, vomitando sangue, i medici non riuscirono a salvarlo. Morì dopo giorni di sofferenza. Una delle sorelle, Giulia, era già sospettata di aver ucciso un precedente fidanzato imposto dalla famiglia con lo stesso metodo: pezzi di vetro nel cibo. Tuttavia, non ci furono mai prove sufficienti per condannarla.

Prima che spirasse, al bambino fu fatto un ritratto che lo raffigura sul letto di morte e che puoi vedere nell’immagine qui sopra. Quel dipinto, oggi esposto nel castello, sembra quasi catturare l’ultimo sguardo del piccolo, in un’espressione di innocenza spezzata.

La madre inconsolabile e la mummificazione del figlio

La madre, la Marchesa Emilia Caetani Longhi, cadde in una disperazione senza fine. Rifiutandosi di accettare la morte del figlio, decise di non seppellirlo, ma di imbalsamarlo e conservarlo in una teca di vetro all’interno del castello.

Il corpo del bambino fu ricoperto di cera per preservarne le sembianze e vestito con abiti eleganti. La marchesa lo trattava come se fosse ancora vivo: ogni giorno gli cambiava i vestitini, sistemava i suoi giochi preferiti attorno a lui e gli parlava.

Fantasmi e misteri irrisolti

Molti visitatori del castello giurano di aver assistito a fenomeni inspiegabili.

L’ombra di una donna in lutto vaga per le stanze, identificata come la Marchesa Emilia, ancora in cerca del suo bambino. Alcuni hanno udito il pianto di un bambino proveniente dalle sale vuote. Altri ancora riferiscono di aver notato cambiamenti nell’espressione del Marchesino.

Custodi e turisti raccontano anche di oggetti che si spostano da soli, voci che sussurrano e un’atmosfera opprimente nelle stanze più antiche.

Il castello di Fumone è oggi una meta per appassionati di storia e cacciatori di fantasmi. Tra le sue mura, il passato sembra non voler morire: dalle ombre dei prigionieri torturati al piccolo Marchesino Longhi, la cui tragica fine resta una ferita aperta.

Chi visita il castello può ancora vedere la teca con il corpo del Marchesino, il suo ritratto postumo e gli abiti che indossava. Ma la domanda che molti si pongono è: si tratta davvero solo una macabra reliquia, o lo spirito del bambino è ancora lì, intrappolato in un eterno dolore?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *