Il Portone del Diavolo di Palazzo Trucchi di Levaldigi in via XX Settembre 40 a Torino

Il Portone del Diavolo di Torino, la porta comparsa in una notte

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In via XX Settembre 40, a Torino, c’è un portone di legno scuro con un batacchio a forma di diavolo. È l’ingresso di Palazzo Trucchi di Levaldigi, costruito nel Seicento, e i torinesi lo chiamano il Portone del Diavolo. Intorno a lui sono nate leggende di stregoni imprigionati, di una ballerina uccisa durante una festa e di un ufficiale scomparso e ritrovato murato vent’anni dopo.

Ci sono porte davanti alle quali passi senza pensarci. E poi c’è quella di via XX Settembre 40, a Torino, che ti costringe a fermarti. Da lontano sembra solo un bel portone barocco, grande, scuro, pieno di intagli. Poi ti avvicini, guardi al centro, e lui ti guarda: un volto con le corna e la bocca spalancata, da cui escono due serpenti che si intrecciano.

È il Portone del Diavolo, e oggi vi racconto perché da più di tre secoli Torino ne parla a bassa voce.

Il Portone del Diavolo di Palazzo Trucchi di Levaldigi in via XX Settembre 40 a Torino
Il Portone del Diavolo oggi. Foto: Mastrocom, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il palazzo del conte delle finanze

Il portone è l’ingresso di Palazzo Trucchi di Levaldigi, all’angolo tra via XX Settembre e via Alfieri, a due passi da piazza San Carlo: il palazzo fu costruito negli anni Settanta del Seicento per Giovanni Battista Trucchi, conte di Levaldigi e generale delle Finanze del duca Carlo Emanuele II di Savoia, e progetto viene attribuito ad Amedeo di Castellamonte, uno degli architetti che hanno dato a Torino il suo volto barocco.

Invece, il portone ha una storia tutta sua. Secondo le fonti più citate fu disegnato nel 1675 da Pietro Danesi e intagliato a Parigi, per poi essere portato a Torino già finito.

Ed è qui che comincia il mistero.

Una porta che non c’era

La leggenda più famosa dice che il portone comparve dal nulla, in una sola notte. Il giorno prima al suo posto non c’era niente, il mattino dopo i torinesi si trovarono davanti quel diavolo che li fissava.

Chi poteva averlo messo lì? Naturalmente il diavolo in persona. Si racconta che un apprendista stregone avesse osato evocarlo senza un vero motivo, e che Satana, infastidito, lo avesse punito imprigionandolo per sempre dietro quel portone, che da allora nessuno avrebbe più potuto aprire dall’interno.

C’è anche una versione meno soprannaturale, che a me piace quasi di più. Il conte Trucchi aveva fatto costruire molti palazzi in pochi anni, e in città si mormorava che i suoi soldi non fossero proprio puliti. Stanco delle chiacchiere, avrebbe deciso di prendersi gioco dei suoi concittadini: fece arrivare il portone da Parigi già pronto e lo fece montare di nascosto, di notte. Uno scherzo, insomma. Uno scherzo che ha funzionato fin troppo bene.

Cosa c’è scolpito sul portone

Se vi capita di passarci davanti, prendetevi un minuto per guardarlo bene, perché il diavolo non è l’unica cosa strana. Il legno è coperto di fiori, frutti e puttini, come in tanti portoni barocchi. Ma in mezzo a questi decori si nascondono anche mostri, draghi e leoni, e perfino un topo, che qualcuno legge come un altro simbolo del demonio. Ai lati ci sono due volti umani: uno giovane e uno vecchio, come se il portone volesse ricordare a chi entra che il tempo passa per tutti.

Al centro c’è lui, il batacchio in bronzo: il diavolo con le corna e la bocca aperta, da cui escono due serpenti le cui teste si incontrano proprio nel mezzo. Il batacchio è sempre lucido, perché sono in tanti a toccarlo.

Il Portone del Diavolo fotografato da Mario Gabinio nel 1923
Il portone in una foto di Mario Gabinio del 17 ottobre 1923. CC BY 3.0 IT, via Wikimedia Commons

La ballerina pugnalata durante il carnevale

Nel 1790, racconta la leggenda, il palazzo apparteneva a una principessa di casa Savoia, Marianna Carolina, che vi organizzò una grande festa di carnevale durata tre giorni e tre notti. In fondo al salone era stata allestita una scena infernale: le ballerine, con abiti minuscoli, danzavano tra fiamme dipinte, contorcendosi come anime dannate.

Durante lo spettacolo una di loro crollò a terra, pugnalata alle spalle. Le fonti non sono d’accordo nemmeno sul suo nome: per alcuni si chiamava Emma Cochet, per altri Vera Hertz. Il colpevole non fu mai trovato, e nemmeno l’arma.

Da allora, dicono, il suo fantasma vagherebbe per le sale del palazzo.

L’ufficiale murato in piedi

La seconda storia è ancora più cupa. Protagonista è il maggiore Melchiorre Du Perril, un ufficiale che secondo il racconto lavorava per i servizi riservati dell’esercito e trasportava documenti segretissimi. Un giorno entrò a palazzo Trucchi per una sosta veloce, lasciando la carrozza ad aspettarlo fuori. Non uscì mai più.

Circa vent’anni dopo, durante dei lavori di restauro, gli operai abbatterono un muro e dietro trovarono uno scheletro in divisa, murato in piedi. Era lui, o almeno così vuole la leggenda.

C’è però un dettaglio che non torna. La sparizione viene quasi sempre datata 1817 e ambientata “durante l’occupazione francese”. Ma i francesi lasciarono Torino nel 1814, quindi una delle due cose è sbagliata. Ed è proprio così che si riconoscono le leggende: crescono passando di bocca in bocca, e lungo la strada perdono un po’ di precisione.

Il numero del diavolo

A completare il quadro ci sono le coincidenze numeriche che piacciono tanto agli appassionati di esoterismo. Nei tarocchi la carta del Diavolo è la numero 15, e si dice che un tempo il palazzo avesse proprio il civico 15. Secondo diverse guide, in passato il palazzo ospitò anche una fabbrica di tarocchi. E c’è chi aggiunge che davanti passa la linea 15 del tram.

Coincidenze? Probabilmente sì. Ma sono il genere di coincidenze che a Torino fanno subito diventare un luogo “maledetto”.

Palazzo Trucchi di Levaldigi all'angolo tra via XX Settembre e via Alfieri, foto di Mario Gabinio del 1925
L’angolo di Palazzo Trucchi di Levaldigi tra via XX Settembre e via Alfieri, fotografato da Mario Gabinio nel 1925. CC BY 3.0 IT, via Wikimedia Commons

Torino e la magia nera

Il Portone del Diavolo non sarebbe così famoso se si trovasse in un’altra città. Torino, secondo la tradizione esoterica, è uno dei vertici di due triangoli magici: quello della magia bianca, insieme a Lione e Praga, e quello della magia nera, insieme a Londra e San Francisco. Per questo ogni palazzo con un simbolo strano, ogni statua dallo sguardo ambiguo, qui diventa subito parte di un racconto più grande. Se vi interessano i luoghi misteriosi del Piemonte, vi consiglio anche la storia dello spartito del Diavolo di Lucedio.

Come vederlo

Il Portone del Diavolo si trova in via XX Settembre 40, all’angolo con via Alfieri, nel centro di Torino. Il palazzo oggi è sede di una banca, la BNL, quindi non è visitabile come un museo, ma il portone si può ammirare liberamente dalla strada a qualsiasi ora. È anche una tappa fissa dei tour della Torino magica, soprattutto nelle serate di Halloween.

Io un consiglio ve lo do: andateci la sera, quando la via è più tranquilla. E se vi viene voglia di bussare, pensate all’apprendista stregone. Magari è ancora lì dietro che aspetta qualcuno che apra.

Il Portone del Diavolo è anche sulla Mappa del mistero di Emadion, insieme a tutti gli altri luoghi di cui vi ho parlato.

Fonti

📍Questa storia è sulla Mappa del misteroScopri dove è successo e quali altri misteri si nascondono lì vicino.Vedi sulla mappa →

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