Venerdì 13 novembre 2026, giorno in cui la scienza aveva previsto la fine del mondo

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In breve
Sui social sta girando una data: venerdì 13 novembre 2026, il giorno della fine del mondo. Non viene da una profezia o da un veggente, ma da un vero articolo scientifico pubblicato nel 1960 sulla rivista Science dal fisico austriaco Heinz von Foerster. Secondo la sua equazione, quel giorno la popolazione mondiale sarebbe diventata infinita.

Di date per la fine del mondo ne abbiamo viste tante. Il calendario Maya nel 2012, il millennium bug, il pianeta Nibiru, i predicatori americani che ogni tanto annunciano il Giudizio universale e poi, il giorno dopo, spostano la data. Questa volta però c’è una differenza importante: la data non viene da un’antica profezia o da un sensitivo, ma da una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo.

Il 4 novembre 1960 la rivista americana Science pubblicò un articolo con un titolo che oggi sembra fatto apposta per diventare virale: “Doomsday: Friday, 13 November, A.D. 2026”, cioè “Il giorno del giudizio: venerdì 13 novembre 2026 d.C.”.

Mancano meno di due settimane. Dobbiamo preoccuparci?

Chi era Heinz von Foerster

L’autore principale dell’articolo era Heinz von Foerster, un fisico nato a Vienna il 13 novembre 1911 ed emigrato negli Stati Uniti dopo la guerra. Non era un ciarlatano, anzi: è considerato uno dei padri della cibernetica, la scienza che studia i sistemi che si regolano da soli, dagli organismi viventi ai computer. All’Università dell’Illinois dirigeva il Biological Computer Laboratory, un centro di ricerca all’avanguardia.

L’articolo lo firmò insieme a due colleghi, Patricia M. Mora e Lawrence W. Amiot. E il suo obiettivo non era annunciare l’apocalisse, ma dimostrare una cosa precisa sulla crescita della popolazione umana.

Ritratto del fisico Heinz von Foerster
Heinz von Foerster all’Università dell’Illinois. Foto dell’ufficio stampa dell’Università dell’Illinois, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’equazione del giorno del giudizio

Von Foerster e i suoi colleghi raccolsero le stime della popolazione mondiale dall’anno 1 fino al 1958 e cercarono una formula che le descrivesse. Ne trovarono una sorprendentemente semplice, che seguiva quei dati quasi alla perfezione per quasi duemila anni.

Il punto interessante era il tipo di crescita. Di solito si pensa che una popolazione cresca in modo esponenziale, cioè raddoppiando sempre nello stesso tempo. I dati invece mostravano qualcosa di ancora più rapido: una crescita iperbolica, in cui i tempi di raddoppio diventano sempre più brevi. Più persone ci sono, più velocemente aumentano, perché gli esseri umani collaborano, inventano tecnologie e scambiano conoscenze.

Il problema di una curva iperbolica è che, a un certo punto, schizza verso l’infinito. E facendo i calcoli, quel punto cadeva intorno al 2026,87. Cioè, appunto, a metà novembre 2026. Gli autori scelsero di indicare il 13 novembre, che era anche un venerdì. Ed era il giorno del compleanno di von Foerster.

L’articolo si chiudeva con una frase rimasta famosa: secondo gli autori, i nostri pronipoti non sarebbero morti di fame, ma “schiacciati a morte” dalla folla.

Era uno scherzo?

Sì e no. La matematica era seria, e il modello descriveva davvero bene la crescita della popolazione fino agli anni Sessanta. Ma nessuno, nemmeno gli autori, pensava che il 13 novembre 2026 la Terra si sarebbe riempita di un numero infinito di persone, perché ovviamente è impossibile.

La scelta del venerdì 13 e del compleanno era una provocazione, un modo per far parlare dell’articolo. E funzionò benissimo: ne scrissero i giornali, compresa la rivista Time, e su Science arrivarono lettere di critica da parte di altri studiosi. Il messaggio vero era un altro: se l’umanità avesse continuato a crescere a quel ritmo, sarebbe andata incontro a un disastro. Bisognava cambiare qualcosa prima.

Curiosamente, per un po’ la previsione sembrò funzionare fin troppo bene. Nel 1994, a metà strada tra il 1960 e il 2026, la popolazione mondiale era addirittura un po’ più avanti rispetto alla curva.

Perché il mondo non finirà il 13 novembre

Poi è successo qualcosa che von Foerster non aveva previsto. Proprio negli anni in cui uscì il suo articolo, la crescita della popolazione mondiale raggiunse il suo massimo, intorno al 2% all’anno, e poi cominciò a rallentare. Le famiglie, in quasi tutto il mondo, hanno iniziato a fare meno figli, grazie all’istruzione, all’urbanizzazione, alla contraccezione e alla diminuzione della mortalità infantile.

Oggi la popolazione cresce meno dell’1% all’anno. Secondo le Nazioni Unite, abbiamo superato gli 8 miliardi di persone il 15 novembre 2022, e la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere il suo picco, poco più di 10 miliardi, verso la metà degli anni Ottanta di questo secolo, per poi cominciare a diminuire. In molti paesi, Italia compresa, il problema è già l’opposto: nascono troppo pochi bambini.

Quindi no, il 13 novembre 2026 non ci sarà una folla infinita. Sarà un venerdì come tanti.

Grafico del tasso di crescita annuale della popolazione mondiale dal 1800 al 2005
Il tasso di crescita annuale della popolazione mondiale: il picco arriva negli anni Sessanta, poi la curva scende. Grafico di Loren Cobb, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Perché è tornata virale proprio adesso

Lo studio è riemerso sui social già all’inizio del 2026, e da maggio in poi è rimbalzato su TikTok, YouTube e sui giornali di mezzo mondo, spesso con titoli allarmistici del tipo “uno scienziato ha previsto la fine del mondo”. Più ci avviciniamo alla data, più se ne parla.

Il motivo è facile da capire. La storia ha tutti gli ingredienti perfetti: uno scienziato vero, una rivista autorevole, una formula matematica, una data precisa e, ciliegina sulla torta, un venerdì 13. Molto più convincente di una profezia scritta su una pietra.

C’è anche un dettaglio che fa sorridere: in Italia il giorno sfortunato non è il venerdì 13 ma il venerdì 17. Per noi italiani, insomma, quella data di novembre fa molta meno paura che a un americano.

La vera lezione di von Foerster

Detto questo, liquidare tutto come una bufala sarebbe un errore. Von Foerster aveva visto un problema reale: un pianeta con risorse limitate non può sostenere una crescita senza limiti. Oggi lo misuriamo in altri modi, per esempio con l’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui l’umanità ha già consumato tutte le risorse che la Terra riesce a rigenerare in dodici mesi. Negli ultimi anni cade tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.

Von Foerster è morto il 2 ottobre 2002, a 90 anni, in California. Non ha potuto vedere la sua data arrivare. Ma probabilmente si sarebbe divertito a vedere tutto il mondo parlare di nuovo del suo articolo, più di sessant’anni dopo, proprio come voleva lui.

E il 14 novembre? Se tutto va come previsto, ci sveglieremo come sempre. Magari un po’ delusi.

Se ti piacciono le previsioni sulla fine del mondo, leggi anche l’articolo su Solari Parravicini, il Nostradamus delle Americhe, quello sull’apocalisse zombie e quello sul mistero dei teschi di cristallo.

Fonti

Immagini: incrocio di Shibuya, foto di Mark D (CC BY-SA 2.0); Heinz von Foerster, ufficio stampa dell’Università dell’Illinois (CC BY-SA 4.0); grafico di Loren Cobb (CC BY-SA 3.0); tutte via Wikimedia Commons.

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