Il misterioso caso della famiglia Sodder

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Fayetteville, West Virginia, notte tra il 24 e il 25 dicembre 1945. Questa storia non nasce “americana” come sembra: nasce italiana, e lo resta nel modo in cui la famiglia vive la perdita, con una testardaggine che non si spegne mai. George Sodder era nato in Italia come Giorgio Soddu, a Tula, in Sardegna, ed era emigrato negli Stati Uniti da ragazzino. Jennie, Cipriani di cognome, era arrivata anche lei dall’Italia durante l’infanzia. Si sposano, mettono su una famiglia enorme e una vita stabile in una zona dove vivevano molti immigrati italiani.

La Vigilia di Natale in casa Sodder è rumorosa e piena di bambini, ma poco dopo l’una di notte divampa un incendio. George e Jennie riescono a uscire con quattro figli, ma cinque bambini non vengono più visti: Maurice, Martha, Louis, Jennie Irene e Betty. Lo Stato emette certificati di morte pochi giorni dopo, ma la famiglia contesterà sempre che esistano prove sufficienti.

L’incendio e la sequenza che non torna

Se fosse “solo” un incendio, il caso sarebbe finito nel 1945. Invece, già nelle prime ore emergono anomalie che, messe una accanto all’altra, fanno nascere il sospetto che quella notte qualcuno possa essere stato coinvolto. Nelle ricostruzioni più note, George prova a raggiungere le finestre del piano superiore ma non trova la scala nel posto in cui si trova solitamente; prova allora ad usare i mezzi da lavoro per provare ad avvicinarsi alle finestre superiori, ma sostiene che non partano, nonostante funzionassero il giorno precedente; la richiesta di aiuto è complicata e in diverse versioni del caso compare anche il tema dei collegamenti telefonici interrotti; i soccorsi arrivano tardi, in un contesto in cui il servizio era volontario e la catena di chiamate poteva rallentare tutto. Il risultato è che, mentre il fuoco si prende la casa, il tempo si prende la possibilità di salvare chi è ci rimasto dentro.

“Sono morti lì dentro”, ma non si trovano resti

Dopo l’incendio non emergono resti che per i Sodder siano compatibili con l’idea di cinque corpi consumati in quel modo. Le spiegazioni ufficiali puntano sul calore e sul collasso della struttura, che avrebbero eliminato ogni traccia, ma la famiglia continuerà a ripetere che è impossibile, che si dovrebbe riuscire a trovare almeno qualcosa. Questo è il punto che trasforma un lutto in un caso.

Il contesto italiano e le minacce prima della notte

Qui entra in gioco l’origine italiana, non come “folklore”, ma come contesto sociale. George era noto per le sue posizioni contro Benito Mussolini e questo, in una comunità con molti immigrati italiani e sensibilità diverse, creava attriti. In alcune ricostruzioni si parla anche di minacce ricevute prima dell’incendio. Non è una prova, ma è uno degli elementi che ha spinto i Sodder a credere da subito all’ipotesi del dolo.

I Sodder trasformano la ricerca in una presenza costante. Il simbolo è il cartellone con le foto dei cinque bambini e una ricompensa: non è una trovata mediatica, è una scelta precisa. Vuol dire “per noi questo caso non è chiuso”. Per anni quel cartellone resta lì a ricordare che, per loro, l’incendio non ha mai avuto un epilogo.

La foto del 1967 che riapre tutto

Nel 1967 arriva una busta anonima dal Kentucky con la foto di un uomo e un messaggio sul retro che cita Louis. Jennie e George credono che possa essere il figlio scomparso. La foto è reale, documentata e conservata anche in archivi pubblici; ciò che non è mai arrivato, invece, è la conferma definitiva dell’identità. È una di quelle “prove” che bastano a far ripartire la speranza e a tenere vivo il sospetto.

Le ipotesi

Non esiste una soluzione certa. L’ipotesi più verosimile è che i bambini siano morti nell’incendio e che la ricerca dei resti sia stata insufficiente o condizionata dal caos e dal ritardo dei soccorsi. Questa spiegazione è compatibile con un contesto di risorse limitate, ma non cancella quella sensazione di dubbio che ha alimentato tutto il resto. L’ipotesi alternativa è quella del rapimento, con l’incendio usato come copertura. È la teoria che spiega meglio una serie di anomalie, ma richiede un livello di pianificazione e di silenzio molto alto e, soprattutto, non ha mai trovato un appiglio materiale definitivo. C’è poi la pista della vendetta legata a rancori personali o politici, sostenuta dal racconto delle minacce e dal clima dell’epoca. Come movente per un incendio doloso può sembrare plausibile, ma da sola non spiega la sparizione totale di cinque bambini senza tracce certe.

Cosa resta, oggi, del caso della famiglia Sodder?

Resta un incendio avvenuto nel 1945 e cinque bambini mai più visti. Resta una famiglia che non ha accettato un verdetto senza riscontri. Restano anomalie e testimonianze che, a distanza di decenni, non si possono più verificare e il dubbio di cosa sia davvero successo a quei bambini.

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