La Vergine di Norimberga è forse lo strumento di tortura “medievale” più famoso al mondo: un sarcofago di ferro pieno di punte. Il problema è che, con ogni probabilità, nel Medioevo non è mai esistita. La sua storia nasce alla fine del Settecento e gli esemplari dei musei sono stati costruiti nell’Ottocento.
Se cerchi “strumenti di tortura medievali” su internet, la prima immagine che compare è quasi sempre lei: una specie di armadio di ferro a forma di donna, con due ante coperte di lunghe punte all’interno. La Vergine di Norimberga, o Vergine di ferro. Ne ho parlato anche io nell’articolo sugli strumenti di tortura dell’Inquisizione, e lì vi avevo già anticipato che c’era qualcosa che non tornava.
Oggi vi racconto tutta la storia. Perché quella della Vergine di Norimberga è la storia di una tortura che probabilmente non è mai stata usata, ma che è diventata più famosa di tutte quelle vere.
Com’era fatta la Vergine di Norimberga

Secondo la descrizione classica, la Vergine era un sarcofago di ferro, alto abbastanza da contenere una persona in piedi. La parte superiore aveva spesso la forma di un volto femminile, a volte con un mantello o una cuffia, come una statua della Madonna o una dama dell’epoca.
Il davanti si apriva con due ante incernierate. All’interno c’erano lunghe punte di ferro. Il condannato veniva fatto entrare e le ante venivano chiuse lentamente: le punte gli penetravano nel corpo. Secondo i racconti più “raffinati”, erano sistemate in modo da non colpire gli organi vitali, così che la vittima morisse lentamente, dissanguata, in piedi e al buio.
È una descrizione perfetta per un film horror. E forse è proprio questo il punto.
Una tortura senza documenti
Gli storici hanno cercato per secoli una prova che la Vergine di ferro sia stata usata nel Medioevo. Non l’hanno mai trovata.
Non ci sono sentenze, non ci sono resoconti di esecuzioni, non ci sono descrizioni nei manuali dei tribunali. Lo strumento, semplicemente, non compare in nessun documento prima della fine del Settecento. E per un’epoca in cui i tribunali annotavano con precisione maniacale il numero di colpi da dare a un condannato (come abbiamo visto con la ruota), è un silenzio che pesa moltissimo.
L’uomo che inventò la sua storia
Il primo a raccontare la storia della Vergine di Norimberga è un professore e filosofo tedesco, Johann Philipp Siebenkees, vissuto tra il 1759 e il 1796. Secondo lui, la Vergine era stata usata per la prima volta il 14 agosto 1515 per giustiziare un falsario di monete.
Il problema è che Siebenkees non cita nessuna fonte affidabile. Oggi molti storici pensano che la sua fosse una storia romanzata, o addirittura inventata di sana pianta, in un periodo in cui il Medioevo veniva raccontato come un’epoca buia e crudele, piena di orrori.
Come nascono le Vergini dei musei

E allora da dove arrivano le Vergini di ferro che vediamo esposte nei musei?
La più famosa era proprio quella di Norimberga, esposta forse già dal 1802. Nell’Ottocento divenne un’attrazione: la gente faceva la fila per vederla e rabbrividire. Venne distrutta durante i bombardamenti alleati su Norimberga nel 1945.
Una sua copia, presentata come proveniente “dal castello reale di Norimberga”, venne venduta nel 1890 da un mercante di Londra al conte di Shrewsbury insieme ad altri strumenti di tortura. Fu esposta all’Esposizione universale di Chicago del 1893 e poi portata in tour negli Stati Uniti. Negli anni Sessanta finì all’asta e oggi si trova al Museo del crimine medievale di Rothenburg ob der Tauber, in Germania. È quella che vedi nella foto all’inizio dell’articolo.
Secondo il professore di storia del diritto penale Wolfgang Schild, dell’Università di Bielefeld, molte Vergini di ferro sono state “assemblate” mettendo insieme pezzi diversi trovati nei musei, per creare oggetti spettacolari da mostrare (e da far pagare) al pubblico. Era l’epoca dei musei degli orrori, e un sarcofago chiodato attirava molta più gente di una vecchia corda.
Il mantello della vergogna

C’è un’ipotesi molto interessante su cosa abbia ispirato la Vergine. Nel Medioevo, in Germania, esisteva davvero un oggetto simile: lo Schandmantel, il “mantello della vergogna”.
Era una specie di barile o di cilindro di legno, a volte con parti in metallo, che il condannato doveva indossare mentre veniva portato in giro per la città. Lo usavano per punire reati minori, come l’ubriachezza o i litigi in pubblico. Era scomodo e umiliante, ma non aveva punte e non uccideva nessuno.
È possibile che, secoli dopo, qualcuno abbia visto uno di questi mantelli in un vecchio deposito e lo abbia “reinterpretato” come uno strumento di morte, aggiungendo le punte.
I precedenti antichi
Questo non significa che l’idea di chiudere una persona in un contenitore pieno di punte non sia mai venuta in mente a nessuno. Anzi, nell’antichità ci sono diversi racconti simili.
Lo storico greco Polibio parla di Nabide, tiranno di Sparta intorno al 200 a.C., che avrebbe fatto costruire una statua con le sembianze di sua moglie, Apega, coperta di punte di ferro sotto i vestiti. Chi non voleva pagare veniva “abbracciato” dalla statua. Tertulliano e Sant’Agostino raccontano invece che i Cartaginesi avrebbero ucciso il generale romano Attilio Regolo chiudendolo in una cassa di legno piena di chiodi.
E nel IX secolo il visir abbaside Ibn al-Zayyat avrebbe fatto costruire una specie di forno di legno con punte di ferro all’interno per torturare i suoi nemici. Per ironia della sorte, nell’847 finì per morire proprio lì dentro.
Sono racconti difficili da verificare, ma dimostrano che l’idea esisteva. Quello che manca è la prova che la Vergine di Norimberga, così come la conosciamo, sia mai stata usata nel Medioevo europeo.
Una tortura falsa che fa paura davvero
Questo non ha impedito alla Vergine di diventare un’icona. Compare in film, fumetti, videogiochi e case stregate. Una famosissima band heavy metal britannica si chiama proprio Iron Maiden. Ed è collegata, nelle leggende, anche alla contessa Erzsébet Báthory, che l’avrebbe usata per uccidere le sue vittime, anche se non c’è nessuna prova nemmeno di questo.
Purtroppo, però, c’è chi l’ha presa sul serio. Secondo diverse testimonianze, Uday Hussein, il figlio di Saddam, ne avrebbe fatta costruire una negli anni Novanta. E nel 2014 i soldati congolesi ne avrebbero sequestrata una in un campo del gruppo armato ADF.
Una tortura nata dalla fantasia, insomma, che alla fine qualcuno ha voluto rendere reale.
Se ti interessano gli strumenti di tortura veri, leggi anche l’articolo sul toro di Falaride, un altro strumento circondato da leggende, e quello sulla ruota.
Fonti
- Iron maiden, Wikipedia
- Vergine di Norimberga, Wikipedia
- Eiserne Jungfrau, Wikipedia
- Schandmantel, Wikipedia
- Wolfgang Schild, Die eiserne Jungfrau. Dichtung und Wahrheit, Mittelalterliches Kriminalmuseum Rothenburg, 2000
Immagini: foto di Mattes, pubblico dominio; due illustrazioni della Wellcome Collection, CC BY 4.0. Via Wikimedia Commons.


