Chicago, 1924. L’America degli anni ruggenti, un’epoca di prosperità e ottimismo, viene scossa da un crimine così aberrante e incomprensibile da essere immediatamente battezzato dalla stampa come il “delitto del secolo”. Non era una rapina finita male, né un regolamento di conti tra gangster. Era l’omicidio gratuito, pianificato e compiuto da due giovani brillanti, ricchi e di buona famiglia: Nathan Leopold e Richard Loeb.
I Geni e la teoria del “superuomo”
Nathan Leopold, 19 anni, era un genio riconosciuto. Con un quoziente intellettivo stimato di 210, era un ornitologo di fama già avviata, parlava cinque lingue fluentemente e ne aveva studiate altre dieci. Richard Loeb, 18 anni, era anch’egli un prodigio: il più giovane laureato dell’Università del Michigan. Affascinante e atletico, Loeb era però descritto come “pigro” e “ossessionato dal crimine”.
I due, legati da una relazione omosessuale, erano uniti da una perversa simbiosi intellettuale. Leopold era affascinato dalla filosofia di Friedrich Nietzsche e dalla sua idea dell’“Übermensch” (il Superuomo). Interpretò questa figura in modo distorto, convincendosi che uomini superiori come lui e Loeb fossero al di sopra delle leggi e della morale comune. “Gli obblighi legali non si applicano a coloro che si avvicinano al ‘superuomo’”, sosteneva.
D’altra parte, la sua devozione per Loeb era assoluta. Alla domanda sul movente, Leopold rispose: “Nella misura in cui ne avevo uno, era di compiacere Dick”. Loeb, il presunto “cervello” dell’operazione, approfittò di questa dedizione per manipolarlo. Uno psichiatra al processo li definì un caso supremo di “follia a due” (folie à deux).
Il piano e l’omicidio

Fonte: Bundesarchiv, Bild 102-00651A / CC-BY-SA 3.0 (Deutsches Bundesarchiv).
Per mesi, i due pianificarono meticolosamente quello che definivano il “crimine perfetto”. L’obiettivo era rapire e uccidere un adolescente, senza un movente se non la pura sfida intellettuale e il brivido di trasgredire. Il 21 maggio 1924, dopo aver noleggiato un’auto sotto falso nome, scelsero la loro vittima: Bobby Franks, un ragazzo di 14 anni, loro vicino di casa e cugino di Loeb.
Dopo averlo attirato in auto con un pretesto, Loeb lo colpì mortalmente alla testa con un piede di porco. Il delitto fu rapido e brutale. Per depistare le indagini, portarono il corpo in un’area boschiva, lo spogliarono e gli cosparsero il volto e i genitali con acido cloridrico, nel tentativo di renderlo irriconoscibile e nascondere il fatto che fosse ebreo circonciso. In seguito, inviarono una richiesta di riscatto alla famiglia Franks, un piano macchinoso che si rivelò un altro fallimento.
La caduta: un paio di occhiali
Nonostante mesi di pianificazione, il loro “crimine perfetto” si sgretolò per una banale disattenzione. Sulla scena del delitto, Nathan Leopold lasciò cadere i suoi occhiali. Non erano un paio di occhiali qualunque, ma erano dotati di una montatura con una cerniera particolarmente rara, che fu facilmente rintracciata fino a lui.
Interrogati, le loro scuse caddero rapidamente. Loeb confessò per primo, cercando di addossare la colpa dell’omicidio a Leopold. Poi confessò anche Leopold, sostenendo il contrario. Le loro versioni coincidevano su un punto: l’avevano fatto per il brivido, per dimostrare di essere Superuomini al di sopra della legge.
Il processo e l’eredità
Ritratti carcerari di Nathan Leopold (in alto) e Richard Loeb (in basso), scattati nel 1924 negli Stati Uniti, dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio del giovane Robert Franks.
Fonte: Bundesarchiv, Bild 102-12794 / CC-BY-SA 3.0 (Deutsches Bundesarchiv).
Il processo divenne un fenomeno mediatico. Le famiglie assoldarono l’avvocato più famoso d’America, Clarence Darrow, un fermo oppositore della pena di morte. Sapendo che un processo con giuria avrebbe portato quasi certamente alla condanna a morte, Darrow fece un’audace mossa: si dichiararono colpevoli, trasformando il processo in un’udienza di condanna.
Per 32 giorni, Darrow combatté non per scagionarli, ma per salvare loro la vita. Il suo discorso finale, di otto ore, è un’arringa storica contro la pena capitale. Riuscì nel suo intento: i due evitarono l’impiccagione e furono condannati all’ergastolo più 99 anni.
La loro storia non finì in cella. Nel 1936, Richard Loeb fu ucciso da un detenuto con un rasoio, in quello che fu presentato come un tentativo di aggressione sessuale. Leopold, invece, si dedicò al riscatto. Riorganizzò il sistema scolastico del carcere, si offrì come cavia per esperimenti medici e, dopo 33 anni, ottenne la libertà vigilata. Si trasferì in Porto Rico, dove si risposò, lavorò come tecnico medico e continuò i suoi studi ornitologici, morendo nel 1971.
La fascinazione oscura
La storia di Leopold e Loeb ha ispirato innumerevoli opere, dalla commedia Rope di Patrick Hamilton (poi adattata da Alfred Hitchcock) al romanzo Compulsion di Meyer Levin, dal musical Thrill Me: The Leopold and Loeb Story all’episodio di Better Call Saul “Plan and Execution”.
La loro vicenda continua ad affascinare perché rappresenta un inquietante enigma: come può l’intelligenza più acuta, unita a ogni privilegio materiale, deviare verso il male più assoluto e gratuito? Il loro non fu solo un omicidio, ma un fallito esperimento filosofico, la tragica dimostrazione che il genio, senza bussola morale, può costruire solo l’orrore.
Immagine di copertina: Nathan Leopold (a destra) e Richard Loeb (a sinistra), studenti dell’Università di Chicago, ritratti nell’agosto 1924 durante il celebre processo per l’omicidio di Robert Franks.
Fonte: Bundesarchiv, Bild 102-00652 / CC-BY-SA 3.0 (Deutsches Bundesarchiv).



