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6 Indizi per riconoscere un serial killer

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riconoscere serial killer

Quando un serial killer viene arrestato non è raro sentir dire da famiglia, amici e vicini che “sembrava una brava persona“. Molti serial killer si mimetizzano perfettamente nella società, nascondendo comportamenti che potrebbero tradirli: John Wayne Gacy, ad esempio, era un membro attivo della sua comunità e si vestiva da pagliaccio per animare le feste dei bambini; Ted Bundy era un uomo estremamente affascinante e gentile e nessuna delle sue vittime ha mai sospettato che potesse essere un serial killer; o ancora Dannis Rader, il killer BTK, era un padre di famiglia e un membro rispettato della sua parrocchia.

Ma allora, è possibile riconoscere un serial killer?

Effettivamente, nel corso degli anni, sono stati individuati dei tratti e delle caratteristiche comuni alla maggior parte dei serial killer. Questi tratti potrebbero aiutarci ad individuare soggetti a rischio. Vediamoli insieme.

1) ABUSI DURANTE L’INFANZIA

riconoscere un serial killer

L’infanzia è un momento importantissimo della vita di un individuo. È durante l’infanzia che impariamo come comportarci, guardando gli adulti che ci stanno intorno e a seconda dell’ambiente in cui viviamo.

Non sorprende quindi che moltissimi serial killer abbiano avuto un’infanzia difficile, piena di abusi sia fisici che psicologici. Se un bambino viene ripetutamente picchiato, sminuito e trascurato, ci sono molte probabilità che svilupperà un comportamento anti sociale, disturbi della personalità e che commetterà crimini in età adulta.

Questo non vuol dire che tutte le persone abusate durante l’infanzia siano criminali, ma un’alta percentuale di serial killer ha dichiarato di avere avuto un’infanzia difficile.

Uno studio portato a termine nel 2005 da Mitchell e Aamodt della Radford University (Virginia, Stati Uniti) ha preso in esame 50 serial killer. I due professori hanno studiato il passato dei soggetti, basandosi su prove certe e non solo sui loro racconti, riscontrando che la percentuale di abusi subiti durante l’infanzia era maggiore nel campione preso in esame piuttosto che nel resto della popolazione. In particolare:

  • Il 36% è stato oggetto di abusi fisici
  • Il 26% di abusi sessuali
  • Il 50% di abusi psicologici
  • Il 18% di abbandono
  • Il 2% non ha riportato nessun tipo di abuso

Mentre per il resto della popolazione le percentuali sono state:

  • Il 6% è stato oggetto di abusi fisici
  • Il 4% di abusi sessuali
  • Il 2% di abusi psicologici
  • Il 18% di abbandono
  • Il 70% non ha riportato nessun tipo di abuso

Va segnalato però che la popolazione normale potrebbe aver mentito sugli abusi ricevuti, non volendo rivelarli, mentre i serial killer possono, in generale, enfatizzare tali abusi per giustificare le loro azioni.

Tuttavia, il nesso fra infanzia difficile e comportamento violento in età adulta è spesso presente.

2) MANIACI DEL CONTROLLO E MANIPOLATORI

Molti serial killer amano avere il controllo su tutto. Questo è uno dei motivi per cui non hanno paura delle autorità e mantengono un comportamento spavaldo anche dopo l’arresto. Spesso non rivelano parti importanti della loro storia, ad esempio dove sia nascosto un corpo, per avere la situazione in loro potere e per attirare l’attenzione.

Molti serial killer, poi, vivono una doppia vita. È risaputo che Ted Bundy, ad esempio, fosse volontario presso una linea telefonica anti suicidio, ma non è l’unico. Molti serial killer hanno una vera e propria doppia vita. Oltre ad essere assassini a sangue freddo partecipano a eventi di beneficienza o aiutano la propria parrocchia.

La dottoressa Deborah Schurman-Kauflin, nel suo libro “Vulture: Profiling Sadistic Serial Killers” del 2005, chiede a dei criminali  del braccio della morte il perché di questa dualità e tutti hanno dato la stessa risposta: sono loro a decidere quando essere buoni e quando essere cattivi.

Inoltre, pensano di poter usare queste attività a loro favore nel caso in cui vengano scoperti. La gente avrà difficoltà a credere che chi aiuta i poveri sia uno spietato serial killer.

Questi due aspetti denotano il loro bisogno assoluto di avere il potere e di manipolare chi sta loro intorno, forse per compensare il fatto di non avere mai avuto il potere durante la loro infanzia.

3) EGOISTI E SPAVALDI

I serial killer egoistici si vantano spesso dei loro omicidi. Possono vantarsi con i loro complici, con la polizia, con la stampa o semplicemente con loro stessi.

Per fortuna questo tratto porta spesso al loro arresto, come nel caso del serial killer Trevor Hardy, la Bestia di Manchester. L’uomo si è vantato con il fratello di avere ucciso una ragazzina e proprio questo suo irrefrenabile bisogno di vantarsi ha portato al suo arresto.

Alcuni serial killer arrivano persino ad esagerare il numero delle loro vittime per ricevere più attenzione.

4) AFFASCINANTI

Per poter manipolare le persone che gli stanno intorno e, quindi, avere il potere, il serial killer deve poter guadagnarsi la loro fiducia. Non è quindi raro che sia una persona affascinante e carismatica.

Ted Bundy è, di nuovo, un ottimo esempio. Ha confessato di avere ucciso 30 ragazze, ma si pensa che le sue vittime siano molte di più. Riusciva ad avvicinarle e a ottenere la loro fiducia grazie al suo aspetto curato e al suo fascino carismatico. A volte indossava un gesso finto, fingendo di avere bisogno di aiuto.

5) TRAUMI CRANICI

È stata individuata una connessione fra i traumi cranici e un successivo sviluppo di un comportamento violento.

Sono molti i casi noti in cui la personalità di una persona è sensibilmente cambiata dopo un trauma cranico, derivato da abusi fisici o da semplici incidenti.

Dopo il trauma le vittime diventano più aggressive e impulsive, portando poi a comportamenti violenti. Alcuni esempi sono Nannie Doss, Raymond Martinez Fernandez e Gianfranco Stevanin.

Questo cambiamento nel comportamento è di solito dovuto a un danno del lobo frontale, dell’ipotalamo e del sistema limbico.

6) LA TRIADE DI MACDONALD

La triade di Macdonald è una serie di tre caratteristiche che si dicono comuni e ricorrenti nell’infanzia di un serial killer. L’ipotesi di queste caratteristiche in relazione a crimini seriali in età adulta è stata formulata dallo psichiatra J.M Macdonald in un suo studio del 1963. Successivamente questa ipotesi è stata avallata dagli psichiatri e agenti dell’FBI John E. Douglas e Robert K. Ressler.

Le caratteristiche sono:

  • Piromania: ovvero la mania di appiccare fuochi solo per il gusto di farlo e di distruggere oggetti.
  • Enuresi notturna: cioè bagnare il letto oltre l’età considerata normale per questo comportamento.
  • Zoosadismo: ovvero crudeltà verso gli animali. Gli animali uccisi e torturati, più che ragni e insetti, sono animali più grossi e spesso da compagnia come cani e gatti.

Secondo Macdonald i soggetti che presentano una combinazione di due o più di questi tratti avrà alte probabilità di diventare un serial killer.

Tuttavia, questa teoria va perdendo credito e si pensa piuttosto che questi tratti derivino da abusi subiti durante l’infanzia e che siano questi a poter far sviluppare comportamenti criminali in età adulta.

E tu, pensi di conoscere qualcuno che presenti questi tratti?

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